Quando Giovanni Segantini incontrò la luce della Brianza
Particolare di “Ave Maria a trasbordo” di Giovanni Segantini

Quando Giovanni Segantini incontrò la luce della Brianza

Sono passati 140 anni da quando Segantini lasciò Milano per trasferirsi in Brianza, da Pusiano a Caglio. Una analisi del suo stile in quell’epoca: sono passati 140 anni.

Esattamente 140 anni fa, nel 1881, Segantini lasciava Milano per andare a vivere in Brianza, inizialmente a Pusiano, in seguito -spinto non solo dalla ricerca sul paesaggio prealpino, ma anche per fuggire dai creditori che non gli davano tregua- in prossimità del lago del Segrino (Carella e Corneno), e infine approdare nell’autunno del 1885 a Caglio.

Giovanni Segantini nasce ad Arco (Trento) il 15 gennaio 1858. La sua carriera artistica può essere suddivisa in tre momenti principali: periodo milanese, dal 1874 al 1880, quando si avvicina alla pittura iscrivendosi ai corsi serali dell’Accademia di Brera; periodo brianzolo, dal 1880 al 1886, quando si accosta per la prima volta alla tecnica divisionista; periodo svizzero, dal 1886 al 1899, durante il quale si ritira sulle Alpi e dipinge l’incompiuto Trittico della Natura. Muore in Engadina nel 1899, colpito da un attacco di peritonite ad alta quota, sul monte Schafberg. 

“Ave Maria a trasbordo” di Segantini

“Ave Maria a trasbordo” di Segantini

Nelle opere brianzole si leggono, certamente portati a maturazione, alcuni aspetti tipici della pittura divisionista, come l’interesse per la luce, la ricerca di tagli compositivi novelli e l’utilizzo di pennellate accostate per filamenti ondulati -oserei dire alla francese- rendendo così la pittura mobile e viva. Un dipinto appartenente a questo periodo, cruciale non solo per la carriera di Segantini ma anche per la storia della pittura italiana, è la seconda versione di “Ave Maria a trasbordo”. Fu realizzata nel 1886 e si tratta di un rifacimento, in formato maggiore, di un primo dipinto del 1882: fu l’amico e gallerista Vittore Grubicy, personaggio determinante per la carriera dell’autore, a chiedergli di “rifare secondo i dettami del divisionismo il quadro dell’Ave Maria“.

Il trasbordo è quello di una famiglia di pastori e del loro piccolo gregge di pecore da una riva all’altra del lago di Pusiano, nella Brianza lombarda. La scena si svolge albeggiando, quando la luce dorata e fredda del mattino propaga pace e serenità nel tutto. Le figure sono messe in controluce e i loro contorni si ergono nettamente sulla superficie chiara del lago. La luce del sole, resa mediante pennellate parallele e concentriche di colori puri (sia in cielo, dopo un iniziale irraggiamento, sia nel riflesso sull’acqua), si riverbera sul manto delle pecore e sul capo della donna e del bambino: questo andamento circolare, che viene ripreso nell’increspatura dell’acqua creata dalla barca, suggerisce e rafforza l’idea di abbraccio e di armonia totale con la natura.

Dal punto di vista compositivo, il gruppo centrale (imperniato su tre triangoli, di cui il centrale rovesciato) viene racchiuso all’interno di una struttura ovale composta dal telaio arcuato della barca e dal suo riflesso nell’acqua; sullo sfondo, incorniciato dal telaio stesso, è possibile riconoscere uno scorcio di Bosisio Parini (con la chiesa di Sant’Anna in evidenza) che, in virtù del punto di vista ribassato, appare come una lingua di terra funzionale a dividere il cielo dall’acqua. L’opera racchiude un forte significato religioso: uomini, animali e paesaggio sembrano infatti unirsi in una preghiera corale, poiché tutti gli elementi della natura sono partecipi dello stesso destino. Il trasbordo è la metafora del cammino che ogni uomo deve compiere durante la sua esistenza, mentre il suono delle campane in lontananza gli rammenta che il lavoro non è tutto, anche se poi ogni cosa è partecipe della stessa sacralità: infatti Segantini, nonostante fosse anticlericale, vedeva e calava la religione nel vissuto quotidiano.

Dettaglio di un’opera di Segantini, “A messa prima”

Dettaglio di un’opera di Segantini, “A messa prima”

Il tema della famiglia e della maternità lo si rinviene più volte nella produzione del pittore, sia nell’opera Le due madri (1889), sempre ambientata in un contesto agro-pastorale, che nell’opera L’angelo della vita (1894), di forte contenuto simbolico. I toni nostalgici con cui Segantini affronta questo tema rievocano la sua tristissima infanzia, dove la mancanza più grave fu proprio quella della figura materna. Le rive del lago di Pusiano che caratterizzano questa località brianzola fanno da sfondo ad alcune delle opere di questi anni, come il dipinto “Con le anitre”, realizzato in due versioni, fra il 1880 e il 1882.

“La raccolta delle zucche” di Segantini

“La raccolta delle zucche” di Segantini

Pusiano, il paese dei tramonti, e dove il pittore risiedette, qualche tempo fa ha inaugurato un percorso che celebra il proprio tramonto sul lago più famoso: quello contemplato da Segantini, che lo traspose nel suo capolavoro “Ave Maria a trasbordo”. Un sentiero alla scoperta di “Segantini in Brianza”, un primo passo per poter avere anche a Pusiano un segno tangibile del passaggio dell’artista. Ci sono voluti 2 anni di verifica di fattibilità, messa a punti dei materiali e dei costi, verifica del tracciato, studio delle opere e del pensiero di Segantini, approfondimenti e sopralluoghi: il progetto si è concretizzato nel posizionamento di riproduzioni di 13 opere dell’autore nei punti salienti del centro storico, creando anche un percorso intorno ai principali edifici. Sono state così messe in evidenza le opere che il pittore ideò e realizzò in Brianza, un breve ma intenso periodo che si fa preziosa tra la pittura “milanese” e quella “svizzera” dell’Engadina.

A Pusiano, Segantini non riprodusse quello che vedeva, ma quello che voleva esprimere: la propria sensibilità, il proprio io, la propria risposta di fronte alla natura che lo interrogava. E lo fece con una tecnica nuova, il divisionismo, che qui trovò le sue prime sperimentazioni e applicazioni: la famosa “Ave maria a trasbordo” – olio su tela – ambientato sul lago di Pusiano, è considerato il primo esempio di utilizzo della tecnica divisionista e valse all’autore la Medaglia d’Oro all’Esposizione Internazionale del 1883. La tecnica accosta pennellate di colori diversi, stimolando l’osservatore a ottenere con i propri occhi un’immagine unitaria dell’insieme. Nel nuovo villaggio caratterizzato dalla presenza di un piccolo lago, il lago del Segrino, abbiamo l’ambientazione di una serie di sei opere dal titolo “Cavalli al guado”, aventi come tema centrale la presenza di due imponenti cavalli intenti ad abbeverarsi, tenuti a bada da un giovane contadino.

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Nel 1884, anno di svolta cromatica per Segantini, l’artista decide di recarsi momentaneamente verso la parte meridionale della Brianza. La prima tappa è Inverigo, un paese al confine fra le province di Como e Lecco; qui, nello stesso anno, l’artista realizza “La benedizione delle pecore”, opera nota anche con il titolo “Il giorno di San Sebastiano” ambientata nel centro del paese; sulla scalinata del sagrato della chiesa, un prete sta benedicendo un gregge, in occasione della tradizionale festa di San Sebastiano. In molti dipinti brianzoli l’attenzione al mondo animale, buoi, pecore, anitre e altro, è fortemente presente. Dopo la sosta ad Inverigo, nel 1885 l’artista si sposta di nuovo nel paese di Veduggio con Colzano. Appartiene a questo periodo l’opera “I contadini maligni” nota anche come “Penitente” o “Non assolta”, poi modificata per via che il soggetto fu ritenuto anticlericale, tant’è che da me visionata tanti anni fa all’analisi ai raggi infrarossi (IR), l’opera originale è risultata ancora visibile sotto la versione definitiva.

“Alla stanga” di Segantini

“Alla stanga” di Segantini

Qualche tempo dopo l’artista trasforma il soggetto del dipinto a cui dà il titolo “A messa prima”; al posto della ragazza, sulla scalinata è comparso un sacerdote che si appresta a celebrare la prima messa della giornata; la lunga serie di gradini affiancata sui lati da due file di cipressi, potrebbe essere il viale che porta al Mausoleo della famiglia Visconti di Modrone, edificato fra il 1884 e il 1890 in stile gotico internazionale a Cassago Brianza, nei pressi di Veduggio. Nello stesso anno, Segantini decide di spostarsi di nuovo, alla ricerca di una natura più selvaggia e maestosa; la Brianza sembra avere ormai esaurito il proprio fascino ai suoi occhi. Egli intraprende dunque un viaggio che lo condurrà, dopo varie peregrinazioni, a Caglio, un piccolo villaggio sulle Prealpi Lombarde; dopo aver trovato alloggio in alcune stanze di una casa situata nel centro storico del paese, e qui inizia subito a lavorare ad una delle sue opere più celebri, “Alla Stanga”.

Carlo Franza

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Carlo Franza

Carlo Franza

Nato nel 1949, Carlo Franza è uno storico dell’arte moderna e contemporanea, italiano. Critico d’arte. È vissuto a Roma dal 1959 al 1980 dove ha studiato e conseguito tre lauree all’Università Statale La Sapienza (lettere, filosofia e sociologia). Si è laureato con Giulio Carlo Argan di cui è stato allievo e assistente ordinario. Dal 1980 è a Milano dove tuttora risiede. Professore straordinario di storia dell’arte moderna e contemporanea (Università La Sapienza- Roma) , ordinario di lingua e letteratura italiana. Visiting professor nell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e in altre numerose università estere. Giornalista, critico d’arte dal 1974 al 2002 a Il Giornale di Indro Montanelli, poi a Libero dal 2002 al 2012. Nel 2012 ritorna e riprende sul quotidiano “Il Giornale” la sua rubrica “Scenari dell’arte”.


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