Monza e un museo

Ericailcane e l’uomo

Monza e un museo  Ericailcane e l’uomo

Nuova tappa del viaggio nelle collezioni dei Musei civici di Monza quando mancano poche settimane (non è chiarissimo quante) all’apertura della Casa degli Umiliati in via Teodolinda. Un po’ di street art, con Ericailcane.

E poi, in fondo, niente vieta al futuro museo di Monza di permettersi un piccolo capriccio nell’universo della street art internazionale. Merito della rinnovata Biennale d'arte di Monza, nel caso volesse farlo. Perché nel 2007, proprio quando la rassegna dedicata ai giovani artisti e ospitata dal Serrone ridava alla città per la seconda volta un po’ di aria fresca, grazie alla formula inventata da Ermanno Krumm (trenta artisti selezionati da cinque critici), sulle pareti della Villa reale c’erano acnhe due opere di Ericailcane. E, sorprenda o meno, sono state selezionate dalla giuria e sono state acquisite dalle collezioni dei Musei civici.

Un passo alla volta. Ericailcane è uno dei maggiori street artist italiani. Basti dire che soprattutto agli esordi lavorava spesso spalla a spalla con Blu, uno che il quotidiano anglosassone The Guardian ha inserito nella lista dei maggiori dieci street artist al mondo. O meglio, ha inserito una sua opera, realizzata a Lisbona (la si vede qui) tra le dieci migliori al mondo, attraverso una classifica dei dieci migliori di street art realizzata nel 2011 (caso curioso, la notizia della classifica è stata data come una novità la scorsa settimana a colpi di agenzie e servizi sui giornali in tutta Italia: ma insomma, non si può pretendere troppo).

Non si sa molto di lui, nel senso di Ericailcane, come non si sa molto di tutti i migliori street artist (da Bansky in giù). Si sa che è bolognese o giù di lì, che è cresciuto nei paraggi dei centri sociali, dove ha iniziato a lavorare, che proprio nel 2007 è stato presentato ad Arte fiera a Bologna, nello stesso anno della Biennale monzese. Il suo universo narrativo è un grande bestiario umanizzato e contemporaneo: un Esopo di strada che s’è lasciato dietro le spalle un po’ di rivoluzioni industriali e che pure racconta ancora attraverso il mondo animale il meglio, e soprattutto il peggio, dell’homo sapiens.

Al Serrone lo aveva portato il curatore Lorenzo Giusti, con una china su carta delle dimensioni di un A4 (Pan Troglodytes, 2007) e con un’opera a tecnica mista (Macaco, 2007). «Video, tele, incisioni, sculture-pupazzo, tattoo, pitture murali abusive sono le declinazioni di un linguaggio originale, sempre riconoscibile che nasce dal disegno e al disegno ritorna» scrive Giusti allora. «La sua poetica nasce dall’analogia tra uomo e animale, da cui derivano le sue figure surreali e inquietanti (...) protagonisti di una fiaba moderna, amorale e visionaria, che ha i modi del racconto per bambini e i significati della parabola, e come tale nn rinuncia all’aggiornamento, all’analisi dei comportamenti e alla critica sociale».

In quell’edizione vennero acquisite dai Musei civici entrambe le opere di Ericailcane (qui il sito dell’artista), ora nei depositi della collezione insieme alle altre opere scelte nel 2007, realizzate da Nicola Console, Fabrizio Musa, Cristiana Palandri, Marco Perroni, Dacia Manto, Elena Modorati, Nicola Villa . Il Premio Rottapharm, all’esordio quell’anno, aveva selezionato un’opera di Carla Mattii. Sono opere importanti, al di là della conferma o della smentita delle potenzialità dei singoli artisti dopo quell’esperienza: lo sono perché la Biennale giovani del Serrone, voluta e sostenuta soprattutto dal Rotary club Monza, ha permesso nell’ultimo decennio ai Musei civici di continuare ad acquisire opere di autori contemporanei e giovanissimi, passata l’epoca dei grandi e piccoli lasciti. Dettagli: la street art ha fatto ritorno a Monza per la Biennale una seconda volta, nel 2011, quando Sten & Lex hanno realizzato al Mulino Colombo l’enorme opera “Lo straniero”. È ancora là, per chi volesse vederla.


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