Terremoto, l’appello del vescovo di Ascoli al Cittadino e alla Brianza: «Aiutateci a ricostruire l’oratorio»
Il vescovo di Ascoli monsignor Giovanni d'Ercole (Foto by Redazione online)

Terremoto, l’appello del vescovo di Ascoli al Cittadino e alla Brianza: «Aiutateci a ricostruire l’oratorio»

Appello del vescovo di Ascoli monsignor D’Ercole al Cittadino e ai suoi lettori: «Serve un aiuto speciale per ricostruire assieme l’oratorio tra Arquata e Pescara del Tronto». L’Iban per il progetto: IT13E0306913506100000004924.

«E adesso, che si fa?». I suoi fedeli l’hanno chiesto a lui. Lui l’ha chiesto, davanti a mezza Italia, direttamente a Dio. Ora monsignor Giovanni D’Ercole lo chiede a noi, alla Brianza e ai lettori del Cittadino, dopo aver saputo della nostra partecipazione alla raccolta di fondi della Caritas Ambrosiana.

Vescovo di Ascoli, dopo un’esperienza di pastore all’Aquila iniziata pochi mesi dopo l’altro tremendo terremoto del 2009, D’Ercole si è visto trasformare le chiese in tendoni; la diocesi in un campo di battaglia; il suo gregge in uomini e donne senza più nulla.
Per questo chiede un sostegno per ricostruire il primo e più concreto segno della presenza della chiesa: l’oratorio. Un «centro pastorale funzionale», come si chiama adesso, nel cuore del cuore ferito, sulla linea di confine tra Arquata e Pescara del Tronto.

«La zona è già stata identificata, il progetto non tarderà troppo», spiega il segretario del vescovo, don Alberto Fossati, in passato a Biassono.

Monsignore, cosa vive la sua gente?
La delicatissima seconda fase dell’emergenza, quella immediatamente successiva al recupero delle vittime e alla loro sepoltura. Siamo appena all’inizio di un durissimo lavoro di ricostruzione. Può sembrare poca cosa, ma la prima necessità è recuperare dalle case ciò che si è salvato: ridare alle persone un ricordo, un oggetto, un bene.

In che situazione sono le chiese, e gli uomini e le donne consacrate?
Sono morte tre suore, e due sono state ferite ad Amatrice. Quanto agli edifici sacri, sono stati tutti colpiti. Tutti, e sono più di trenta. Dieci chiese sono crollate per sempre, le altre non sono agibili. Ho voluto un sacerdote in ogni tendone, sono tutti impegnati da una settimana. Mi ha colpito come l’esigenza più forte sia costruire un luogo, anche temporaneo, che sappia accogliere: la gente chiede subito che ci sia un sacerdote, che si possa dir messa, fare la comunione, confessarsi...

Perché è successo tutto questo?
Bisogna continuare a chiederlo, e chiederlo a Dio. Nessuna risposta “strategica”, e neppure filosofica, sazierà mai questa domanda. Dentro e oltre il lavoro e l’opera che ora ci è chiesta bisogna ripeterla sempre, farle spazio nel silenzio, guardare le persone. La prima risposta è abbracciare le centinaia di persone ferite, distrutte, colpite. Dio non ha mani, piedi, parole, se non le nostre, che usiamo per Lui. Mai ho vissuto così direttamente la verità dell’evangelizzazione.

Come ha vissuto gli istanti del sisma?
Come tutti ad Ascoli mi sono svegliato nel cuore della notte. Una volta verificato che non c’erano danni alle persone e alla chiesa, sono andato in piazza. Lì, con gli altri, abbiamo capito dove fosse l’epicentro e sono partito immediatamente per Pescara del Tronto. Sono arrivato poco dopo le 4. Non dimenticherò mai la strada spaccata, e la polvere che riempiva ogni cosa: lo sguardo, il naso, il disastro intorno a me. Non ho avuto tempo di pensare: non c’era più nulla, nulla. Mentre camminavo, dal niente è uscito un uomo che mi è corso incontro. Gridava: “Aiuto, aiuto, aiuto, aiuto...”. Ripeteva solo “Aiuto!”, di continuo. Mi ha abbracciato e continuava a gridare, senza lasciarmi più. Io l’ho abbracciato e poco a poco tutti si sono stretti attorno a noi. Ecco, lì, nel dolore totale, ho capito cosa sia la presenza della Chiesa.

Cosa chiede ai nostri lettori? Qual è l’aiuto più concreto che si possa dare alla sua terra?
«Vogliamo ricostruire subito un ambiente che dia il senso fisico della presenza, dell’accoglienza. Ciò che la tradizione popolare chiama oratorio, in una versione moderna e pensata per i giovani, gli anziani: tutti. In accordo con la Caritas nazionale, abbiamo già ipotizzato un luogo in cui edificarlo. Con libertà, avendo visto la vostra iniziativa e l’invito ai lettori a sostenere la raccolta aperta subito dalla vostra Diocesi, ho l’ardire di chiedere alla Brianza e ai suoi lettori uno sforzo in più proprio per questo progetto. E di questo ringrazio tutti».

Il resto tocca a noi. Il conto corrente su cui versare le donazioni per la costruzione del nuovo centro pastorale di Arquata e Pescara del Tronto è intestato alla Diocesi di Ascoli Piceno, causale “Raccolta fondi pro sisma 24/08/2016”, Iban IT13E0306913506100000004924.
Vi racconteremo sul Cittadino come avanza il progetto. Dipende da voi, da noi. Grazie in anticipo.


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