Flou Meda e i 40 anni del letto simbolo: ricordando Rosario Messina e il suo volontariato silenzioso
Meda, il fondatore Flou Rosario Messina (Foto by Pozzi Attilio)

Flou Meda e i 40 anni del letto simbolo: ricordando Rosario Messina e il suo volontariato silenzioso

Un mese fa il taglio del nastro a Lentate sul Seveso del nuovo Polo formativo del legno arredo realizzato con l’adesione della Fondazione ITS Rosario Messina, intitolata all’ideatore della Flou. Nei quarant’anni di un prodotto simbolo, una intervista ricorda il fondatore e racconta il suo impegno silenzioso per il Senegal.

Un mese fa il taglio del nastro a Lentate sul Seveso del nuovo Polo formativo del legno arredo, realizzato nell’area “ex parco militare” con l’adesione della Fondazione ITS Rosario Messina, intitolata all’ideatore della Flou. L’azienda di Meda celebra nel 2018 l’anniversario del letto Nathalie. Un volume ripercorre il legame che portò Messina e Vico Magistretti a ideare un prodotto che innovò la cultura del dormire.
La famiglia ha ricordato l’imprenditore scomparso nel 2011 in una intervista al Cittadino.

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Flou Meda: Massimiliano, Cristiana e Manuela Messina

Flou Meda: Massimiliano, Cristiana e Manuela Messina

«Lui è qui, non se ne è mai andato. E noi figli, in tre, oggi non riusciamo comunque a fare tutto quello che faceva lui». Cristiana Messina riassume così i giorni odierni in Flou, la creatura di suo papà Rosario. Lo fa con sincerità e umiltà, proprio come il padre le ha insegnato. L’azienda di famiglia di Meda ora è nelle sue mani, primogenita e responsabile Trade marketing, in quelle del fratello Massimiliano (presidente) e della sorella Manuela (responsabile Ricerca e sviluppo).
«Insostituibile resta anche il ruolo di mamma Cettina - continua Cristiana nel suo intimo ritratto di famiglia - che è stata una vita accanto a papà, anche nella professione. Lui era il venditore, il compratore è mamma».

È strana la vita. Ci sono “cose” che hai sotto gli occhi tutti i giorni e non vedi mai così chiaramente come quando, all’improvviso, scompaiono. «Noi conoscevamo il papà Rosario, ma non abbiamo saputo davvero sino in fondo chi fosse il professionista Messina sino a quando lui se ne è andato e noi abbiamo preso il suo posto».

Qui la voce s’incrina, più che per un semplice attimo. «Lui era un faro. Certamente, nel privato e nel pubblico, una figura impegnativa. Inevitabile che l’azienda brillasse soprattutto di quel “faro”, anche se lui considerava tutti indispensabili, ciascuno nel proprio ruolo. Abbiamo capito poi come avesse lo stesso modo di occuparsi delle cose di casa e delle cose dell’azienda».

«Nel privato - continua Cristiana - faceva la spesa per tutti, comprava i cibi preferiti ai nipoti (due li ha conosciuti, gli altri quattro sono nati dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 2011, ndr). Era abituato a prendersi cura di tutti sin da quando, perso suo padre, si occupò dei suoi fratelli più piccoli. Nella casa di Taormina, dove in estate ci si ritrovava tutti insieme, lui al mattino salutava tutti con un bacio. Sono stata abituata a un padre che faceva dell’eccezionale il normale anche nella vita di tutti i giorni, nei suoi modi».

Eredità pesante, che Cristiana e i suoi fratelli fanno propria anche nel trasmetterla ai nipoti, anche a quelli che non hanno conosciuto “nonno Saro”. Un’eredità del fare, e bene, che è il marchio dell’azienda nata nel 1978 e che oggi è leadership internazionale, con presenza in 50 paesi e showroom monomarca a Milano e New York. Quest’anno compie 40 anni il celebre letto Nathalie, quello che Vico Magistretti disegna e con Messina trasforma nel capostipite di tutti i letti tessili moderni.

«Era molto diretto e spesso aveva la capacità di vedere oltre - prosegue Cristiana - Proprio per questo a volte veniva indicato con una parola che in siciliano significa “fanfarone”. Poi, però, tutto quello che diceva, si verificava puntualmente».
Ad esempio, quando nel 2008 la crisi iniziò ad affacciarsi pesantemente in tutti i settori, anche quello dell’arredo. Parlò di una sorta di guerra mondiale. E così fu.

Flou Meda: l’ad Stefano Sala

Flou Meda: l’ad Stefano Sala

E qui a Cristiana si affianca nel ricordo Stefano Sala, direttore amministrativo Flou. «Avrei proprio voluto vedere la sua ricetta per superare il periodo più difficile per l’economia. Sicuramente si sarebbe inventato qualcosa, come sempre, senza mai stare a guardare».

Del resto Messina andava subito al sodo e di se stesso amava dire, anche quando la sua azienda era ormai nota in tutto il mondo, “non sono un imprenditore, ma un venditore”. Per rimarcare il suo spirito libero e creativo, anche capace di mettersi sempre in gioco. Insomma, quel marchio siciliano inimitabile. «Una personalità senza dubbio cento per cento siciliana . continua Sala - che però ha tradotto l’estro della sua terra anche qui, in Brianza, avendo il coraggio di fare mobili proprio nel regno dei mobili. Una sfida vinta a piene mani, diventando persino un punto di riferimento per il legno-arredo. Ricordo cene con altri imprenditori in cui cercava l’unità, non certo semplice, ma alla fine ha sempre avuto il rispetto anche dai suoi detrattori. Era un uomo che guardava costantemente al bello. Nella sua azienda, anche nei corridoi, voleva piante ovunque. E a volte veniva considerato troppo avanti. Oggi resta per tutti un esempio per la grande umanità e il rispetto che aveva delle persone, da trasmettere soprattutto alle giovani generazioni».

Anche quelle che frequenteranno la scuola del legno a lui dedicata. «Aggiungo il sacrificio del quotidiano e la dignità del lavoro - conclude Cristiana Messina - Ecco: questa è l’eredità più forte di papà. Questo ci ha insegnato, più di ogni altra cosa».

Flou Meda: una targa per  Rosario Messina nella scuola in Senegal (“La strada più lunga e difficile si rivela spesso essere la più facile perché ci sono più persone che la percorrono”)

Flou Meda: una targa per Rosario Messina nella scuola in Senegal (“La strada più lunga e difficile si rivela spesso essere la più facile perché ci sono più persone che la percorrono”)

Ma eredità è anche quella silenziosa nel mondo del volontariato col sostegno ormai decennale alla onlus monzese Amico Senegal. Così c’è un’altra scuola, elementare, dedicata a Rosario Messina e un’altra, proprio come sperava, sta per nascere e punta proprio alla formazione professionale.

Un filo avviato dal patron Flou che non si è mai interrotto e che vive oggi in una sorta di abbraccio collettivo di tutta l’azienda: i figli, i dirigenti, anche i dipendenti e persino i venditori a cene aziendali e in occasioni di festività raccolgono spontaneamente contributi per l’associazione.

«Una forma di grande rispetto verso quella che era la volontà di Messina» spiega Stefano Sala, direttore amministrativo che in prima persona segue i progetti della piccola onlus che tanto fa per i bambini africani, negli orfanotrofi e nelle scuole nei villaggi di Oussouye e Kabrousse. Anno dopo anno, il legame con Amico Senegal è diventato sempre più forte, e Flou ha, in un certo senso, preso per mano e accompagnato sempre i volontari «nell’ottica di non disperdere aiuti a tante realtà - precisa Sala - ma sostenerne una che fa davvero molto, con serietà».
La onlus è un po’ una storia di famiglia e forse proprio questo colpì a suo tempo la Flou: Francesca Sormani ha negli anni coinvolto genitori e fratelli nel suo amore per il Senegal e nei suoi costanti aiuti alle suore lì impegnate. Volontario su volontaria, è nata poi una catena di solidarietà che oggi ha oltre dieci anni e che è forte di tanti micro-progetti.

«Il primo anno fu un pick up acquistato per le suore - ricorda Sala - poi il sostegno a un piccolo punto per la maternità di Kabrousse e poi la costruzione di aule per la scuola, dove all’ingresso c’è proprio la targa dedicata a Messina. Nell’emergenza abbiamo anche dato una mano per sistemare un acquedotto con problemi. Messina aveva un sogno: vedere crescere i bambini e da ragazzi formarli, magari poi offrendo loro la possibilità di venire in Italia come artigiani». E il sogno muove ora i suoi primi passi. Amico Senegal progetta una scuola professionale a Oussouye.


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