Villa reale di Monza, il Consorzio: «Non è così, impegni attuati quando ci sono state le risorse»
Monza Parco Villa reale (Foto by Fabrizio Radaelli)

Villa reale di Monza, il Consorzio: «Non è così, impegni attuati quando ci sono state le risorse»

Il Consorzio Villa reale rimanda la palla ad Attilio Navarra, ormai ex concessionario a Monza: quando ci sono state le risorse, i progetti sono stati portati avanti. Il piano Carbonara? La concessione era uno stralcio. E il resto si chiama “rischio di impresa”.

Quando le risorse ci sono state sono state impegnate - anche per la Villa reale. Che significa Teatrino, Ala nord, Cavallerizze, Cappella reale, per esempio. Insomma, dice il Consorzio Villa reale: non è vero che l’ente pubblico non ha fatto la sua parte. «Attilio Navarra ha lavorato anche e soprattutto con gli enti pubblici: ha quindi esperienza di bandi e sa quali sono gli obblighi reciproci» osserva il direttore generale consortile, Giuseppe Distefano, che, aggiunge, quando il bando che il privato ha vinto fa riferimento al progetto Carbonara non lo fa come base della concessione: perché si tratta di uno stralcio, non della sua applicazione integrale. «E in questo c’è il rischio di impresa, che è quello che si è assunto con la partecipazione al bando» e che, dice, non può essere responsabilità pubblica.

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«Il resto era in programma in base alle risorse disponibili» e quelle, dice Distefano, quando ci sono state sono state applicate. Il Teatrino è in corso di collaudi dopo la fine dei lavori, la Cappella reale e le Cavallerizze sono prossime, l’Ala nord, almeno per la messa in sicurezza, non è lontana. «Ma ci sono anche cascina Frutteto, Casalta, San Giorgio, i giardini storici» e molto altro che in base all’appalto di progettazione ormai assegnato da Aria per la seconda parte di programmi della Fase 1 (si parla dei 55 milioni totali dell’accordo di programma regionale, cioè la destinazione dei primi 23 milioni disponibili), fanno parte dell’agenda di interventi in Villa reale, dopo il tempietto neoclassico, l’antro di Polifemo, una parte delle mura di cinta, per esempio.

«Il masterplan è un’altra cosa e abbiamo già fatto due riunioni, la prossima a breve: abbiamo intenzione di correre, ma di fare bene, recuperando per quanto possibile nell’ottica del miglior lavoro possibile il tempo perso» aggiunge Distefano. E tutto questo, aggiunge, sarà valutato da una segreteria tecnica, da un tavolo tecnico «molto operativo» (Monza, Milano, Regione, Aria, Parco Valle del Lambro) e quindi dal collegio di vigilanza «con i sindaci, il presidente della Lombardia e quando ci sarà la nomina quello del Parco Valle Lambro» che sarà l’organismo deputato a dare il via libera alle decisioni. «Un meccanismo che garantisce di avere una procedura in cui non si potrà sbagliare» aggiunge il direttore che ricorda come proprio Monza ha chiesto e ottenuto una fase di partecipazione pubblica, di ascolto del territorio, che contribuirà a comporre il complesso puzzle del masterplan.


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