Terapia milionaria per il parco di Monza: come e quando verranno spesi i primi 23 milioni regionali
Monza Parco Alberi (Foto by Fabrizio Radaelli)

Terapia milionaria per il parco di Monza: come e quando verranno spesi i primi 23 milioni regionali

GUARDA La cronotabella - Ventisei diversi capitoli di intervento, quattro anni di lavori, 23 milioni di euro pronti per essere spesi: si parte da qui per la prossima rivoluzione della reggia di Monza che dopo tre anni di apertura della Villa reale mette, grazie al Consorzio, mano soprattutto al suo patrimonio verde.

Ventisei diversi capitoli di intervento, quattro anni di lavori, 23 milioni di euro pronti per essere spesi: si parte da qui per la prossima rivoluzione della reggia di Monza che dopo tre anni di apertura della Villa reale mette, grazie al Consorzio, mano soprattutto al suo patrimonio verde.

È un piano di manutenzione straordinaria di boschi e alberi quello programmato da gennaio 2018 alla fine del 2022, con già date e impegni previsti per mettere a frutto i milioni di euro destinati dalla Regione a Monza anche come contropartita dell’ingresso di peso della Lombardia nella proprietà indivisa del parco stesso.

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L’intesa era arrivata con il sindaco Roberto Scanagatti (e direttore del Consorzio Lorenzo Lamperti), ma è ora che i soldi sono fisicamente in cassa e a disposizione degli investimenti, con Dario Allevi primo cittadino (e in quanto tale presidente consortile) e Piero Addis manager della reggia. Nella prima metà del 2018 è previsto l’avvio dei progetti che riguardano le coperture di Cascina Casalta, il sistema di sicurezza del parco, il restauro della cappella reale e del tempietto, l’infopoint di Porta Monza e gli interventi alle porte di Vedano, Villasanta, Biassono e alle ex portinerie, oltre alla rimozione dell’eternit dalle cascine.

Ma le grandi opere previste in quattro anni e a partire già dai prossimi mesi riguardano il tesoro verde. In alto all’agenda la manutenzione del patrimonio arboreo, quella dei boschi, la cura degli alberi monumentali, la sistemazione di viali e filari. Tra giardini reali e parco, quasi 5,4 milioni di euro.

E allora le cifre: 648.600 euro per gli infopoint, le porte e le ex portinerie della Villa reale; 4.236.600 euro per la manutenzione straordinaria del parco; 1.518.000 euro per la rimozione dell’amianto; 1.518.000 euro per le nuove coperture di cascina Casalta nuova e Mulino del Cantone; 5.520.000 euro per il secondo lotto di Villa Mirabello; 4.140.000 euro per il completamento del recupero di Cascina Fontana; 138.000 per il sistema di sicurezza del parco; 1.173.000 per il restauro della Cappella reale; 207.000 per lavori urgenti nelle ali su e nord; 1.117.800 euro per i lavori di manutenzione straordinaria dei Giardini reali; 2.280.300 euro per il recupero delle ex Cavallerizze; 780.000 euro per il Masterplan.

La relazione - Una relazione lunga 65 pagine per fare il check up del parco e soprattutto del suo patrimonio boschivo. Perché da lì bisogna partire per le manutenzioni straordinarie del parco della Villa reale e dei Giardini: da un rapporto dettagliato che racconta cosa è successo nell’ultimo secolo e mezzo e di cosa occorre fare ora.

Lo ha firmato dal tecnico Michele Cereda ed è agli atti del Consorzio come “Piano di assestamento forestale”. “Le situazioni di degrado dei soprassuoli del Parco erano già oggetto di preoccupazione alla fine degli anni ‘20 - si legge - quando fu interessato al problema Aldo Pavari, allora direttore del Regio istituto sperimentale per le foreste di Firenze. Pavari individuò nell’eccessiva densità la causa del deperimento, e predispose un programma quadriennale di interventi (1929-1933) che ebbe l’avvallo della Soprintendenza”. Sono passati i secoli e si è arrivati alla fine degli anni Novanta con “condizioni di sostanziale squilibrio, conseguente a decenni di carenze colturali, e consistente in un eccesso di densità che impediva alle piante di raggiungere elevate dimensioni”. Fino al 2005 interventi che hanno salvaguardato l’esistente, ma niente di organico.

Oggi i boschi del parco sono 252 ettari e spicci su 688 totali ed è da l’ che si parte per consegnare al futuro il patrimonio verde del parco. ”Una condizione di rilevante criticità nei boschi del Parco di Monza è rappresentata dalle condizioni di grave degrado dei parametri strutturali che coinvolge una quota molta elevata delle formazioni forestali” si legge nel documento.

Sotto accusa le aree di pertinenza di Sias e del Golf, che secondo il rapporto non sono state adeguate, con robineti , per esempio, “ormai prossimi al collasso per l’età avanzata”. Ci sono poi altrove “interventi eccessivamente audaci in soprassuoli già degradati, che sono stati sostanzialmente rimossi invece che progressivamente ripotenziati” così come al Golf si verificano “altre forme di degrado da attribuire ad usi o trattamenti impropri nell’ambiente” con terreni “gestiti alla stregua di prati arborati, al fine di facilitare al massimo l’attività dei giocatori: non solo viene così violata palesemente la normativa forestale, che limita gli interventi all’interno del bosco, ma viene fortemente depotenziato il significato eco sistemico di queste formazioni”. Succede lo stesso, dice la relazione, in autodromo e altre aree del parco, “dove il sottobosco è stato eliminato per favorire la fruizione, o per motivi paesaggistici, così mettendo a rischio, nel lungo periodo, i processi di rinnovazione”.

E ancora: “Una differente e più grave alterazione al sistema forestale si è generata, o acuita, in questi ultimi anni lungo la pista automobilistica, in particolare nel settore settentrionale e nord-orientale. Probabilmente a causa del posizionamento di allestimenti, e sicuramente come conseguenza del transito disordinato di mezzi, si è verificato un arretramento della componente arbustiva, allontanata dalla pista”.

E poi: “Se a ciò si aggiungono le precarie condizioni delle querce più antiche, ormai prossime alla conclusione del loro ciclo vitale, se ne deduce che potrebbe essere imminente un complessivo arretramento dello spazio occupato dalla vegetazione arborea”.

Un allarme serio che trova riscontro in un “suolo fortemente alterato, assolutamente inospitale per l’insediamento della vegetazione” e che trova “simili condizioni in altre aree del parco, nelle zone di maggior frequentazione per via del sentieramento diffuso (presso la Cascina del Sole, lungo la pista che costeggia il Lambro a valle del Ponte delle Catene)”. Per il tecnico ci sono anche cause naturali, a partire dalla parte settentrionale del parco dove “le piante di maggiori dimensioni di questa specie, di età probabilmente superiore ai 150 anni, sono destinate a concludere nel breve periodo il proprio ciclo vitale”. Per iniziare a cambiare rotta, dice il rapporto, occorre sì mettere mano “alla ricostituzione delle condizioni del suolo nelle aree maggiormente degradate” ma è necessario anche “unire attenzioni comportamentali, volte ad impedire gli usi impropri che hanno generato la criticità”. Quindi attorno all’autodromo, “dove la superficie dl bosco viene utilizzata come pista di transito”, e negli altri spazi di grande attraversamento.

“La gestione orientata all’assestamento forestale deve essere informata da criteri di gradualità e costanza. L’assetto attuale dei boschi del parco evidenzia le aree di maggior impegno gestionale, che richiedono un maggior sforzo in termini di risorse, e le formazioni dove è più urgente l’intervento. È necessario un impegno particolare per le formazioni che si trovano ad una distanza più rilevante dalle condizioni obbiettivo presentate in precedenza, per composizione, struttura e consistenza del bosco. Qui le azioni assumono carattere straordinario e gli interventi sono finalizzati alla ricostituzione dei sistemi forestali maggiormente degradati”.

Un intervento prioritario dove le piante sono vecchie e non più salvabili, lavori di “diradamento o sgombero per favorire i processi di sostituzione delle piante a fine ciclo vegetativo” per evitare “uno stato di forte squilibrio del bosco, con profonda alterazione anche del paesaggio forestale”. La relazione torna ancora lì: i problemi gravi sono per la gestione forestale di Sias (degrado vicino alla pista e non gestione del resto) e del Golf (“eccessiva semplificazione”).

“In coerenza con lo spirito di questo piano, anche nelle aree oggetto delle concessioni l’azione gestionale non deve essere occasionale, mossa solo dall’emergenza, ma deve invece essere costante e metodica”. Anche perché si parla di boschi, ricorda la relazione, che vivono a Monza dal 1600.


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