Tra le vertenze prese in carico dall’ufficio Cisl di Monza e Brianza Lecco di via Dante, a Monza, numerose sono state quelle per rivendicare il “tempo tuta”, ovvero il tempo necessario per indossare l’abito da lavoro. Quando il lavoratore è obbligato a mettersi addosso una divisa prima di iniziare a lavorare, il tempo di vestizione deve essere regolarmente retribuito come orario di lavoro. Non sempre, però, questo periodo viene considerato come tale (malgrado alcune sentenze della Cassazione) e per questo i lavoratori hanno richiesto l’intervento del sindacato. Numerose anche le controversie che hanno riguardato i lavoratori somministrati che rivendicavano parità di trattamento con i lavoratori diretti sia per quel che riguarda il contratto nazionale che per la contrattazione aziendale.
«Per i lavoratori in appalto – ha evidenziato il responsabile dell’ufficio vertenze Antonio Mastroberti – abbiamo aperto numerose vertenze sia per contestarne la natura, rivendicando un rapporto di lavoro direttamente in capo al committente, oppure per contestare l’applicazione di contratti con compensi molto bassi che violano i principi costituzionali sulla retribuzione equa e che spesso non sono neppure correlati al lavoro realmente svolto».
Vertenze sindacali alla Cisl di Monza: anche controlli sulle buste paga temendo irregolarità
In aumento anche le vertenze nel settore metalmeccanico nel quale il sindacato ha rivendicato l’incidenza degli straordinari su tredicesime, ferie e permessi. Non sono mancati lavoratori che hanno chiesto all’ufficio vertenze il controllo della loro busta paga temendo irregolarità (14% delle vertenze prese in esame) così come coloro che hanno chiesto un supporto in opposizione al licenziamento (17%). Sono più gli uomini a presentare le loro problematiche al personale dell’ufficio: 55% contro il 45% delle donne. Solo il 20% dei lavoratori assistiti sono extracomunitari. Tra le nazionalità più rappresentate vi sono marocchini, albanesi, egiziani, ecuadoregni, peruviani. Chi non se l’è sentita di portare avanti una causa ha optato per la conciliazione.
«Oltre ai tempi lunghi e al rischio del pagamento di oneri cospicui – hanno precisato i rappresentanti sindacali – va ricordato che il Jobs Act ha incentivato le conciliazioni introducendo l’offerta conciliativa e ha ridotto i risarcimenti per i licenziamenti illegittimi». Per questo l’ufficio vertenze ha sottoscritto 627 conciliazioni per lo più in seguito di risoluzione del rapporto di lavoro. La maggior parte delle conciliazioni (56%) ha riguardato lavoratori impiegati nel terziario seguiti dai metalmeccanici (20%) e da quelli del settore trasporti (12%). In minoranza gli edili (6%), i tessili-chimici (3%), gli alimentaristi, i grafici -telecomunicazioni e il personale della scuola, tutti con un percentuale dell’1%.