Nel 2019, in occasione dell’ennesima retata al Parco delle Groane, l’assessore regionale alla sicurezza Riccardo De Corato parlò di “resa dei conti”, ma anche di un problema, quello dei “boschi della droga”, in Lombardia, definito un’emergenza.
Soluzioni? “Importante per contrastare la problematica dello spaccio nei boschi e nei territori, specialmente se vasti, è sicuramente la videosorveglianza – aveva detto l’assessore – È sempre più decisiva la sinergia tra Polizia locale, Carabinieri e Polizia di Stato utilizzando strumenti tecnologici”. E poi l’annuncio di “nuovi bandi per la videosorveglianza e per dotare i vigili di strumenti anche tecnologici quali body cam e droni, utilissimi per combattere lo spaccio”.
Il “bosco della droga” della Brianza: tra sparatorie e arresti, quando si chiese l’esercito
Tra alti e bassi, dopo il picco raggiunto tra il 2017, tra pusher in giro con i machete e sparatorie con un ferito a febbraio e un altro ferito ma anche un morto, a marzo – quando l’allora sindaco di Ceriano chiese l’invio dell’esercito nel polmone verde – e proprio il 2019, anno, quest’ultimo, in cui avvennero due blitz con 10 arresti a marzo ed altri 16 a settembre, e poi ancora il 2022, con altri 24 spacciatori finiti nella rete delle forze dell’ordine, il problema dello spaccio alle Groane non è stato debellato.
Prova è la sparatoria avvenuta nel fine settimana, a Misinto, nei Boschi di Sant’Andrea. A macchia di leopardo, certo, senza più il via vai quotidiano di tossici alla ricerca della dose, il “pendolarismo zombie” con scalo alla stazione di Ceriano, ma domanda e offerta di stupefacenti continuano a incontrarsi. Il market della droga delle Groane è ancora regolarmente aperto.
I blitz della Questura nel Parco delle Groane: obiettivo “bonifica”
La reazione, oltre a quella dei sindaci della zona e dei vertici del Parco, impegnati per quanto possono a cercare di mantenere vivo e frequentato il polmone verde, uno dei principali deterrenti alla presenza dei pusher, che ovviamente preferiscono agire lontani da occhi indiscreti, è delegata soprattutto a servizi straordinari di controllo a tamburo battente organizzati dalla Questura di Monza, interforze, con posti e di blocco, identificazioni, denunce e sequestri. Una presenza sistematica dello Stato che, come avvenuto in altre realtà, ha l’obiettivo di rendere sempre più difficile la vita dei pusher e allontanare i clienti, timorosi di incappare in controlli e segnalazioni.
Si parla in questo caso di “bonifiche”. Di aree ripulite. Purtroppo in attesa di rivedere gli stessi disperati protagonisti solo un po’ più in là, vedi lo sconfinamento a San Donato dal bosco di Rogoredo con il problema pressoché intatto, a monte, apparentemente irrisolvibile.