Monza, c’è fermento all’Olivetti: ecco la birra della scuola

Primo imbottigliamento per la "5 Grandi luppoli", fatta dalla 5G, con lezioni del mastro birraio Pietro Fontana del Carrobiolo.
La prima birra dell'istituto Olivetti di Monza
La prima birra dell’istituto Olivetti di Monza Fabrizio Radaelli

Olivetti a tutta birra. Un progetto didattico diverso dal solito ma particolarmente interessante per gli studenti dell’istituto alberghiero di Monza nell’indirizzo sala e bar che si sviluppa all’interno del più ampio contenitore “bere responsabilmente” e coinvolge tutti gli alunni delle classi quinte del diurno e del serale dell’istituto. La 5G, ad esempio, ha appena imbottigliato una ventina di “5 Grandi luppoli” frutto del loro percorso iniziato ascoltando il pluripremiato mastro birraio Pietro Fontana, del birrificio Carrobiolo di Monza che li ha incontrati per spiegare come nasce la birra, i diversi tipi di malto e mostrare le fasi di lavorazione.

Monza, la birra dell’Olivetti: il progetto “consapevole”

«Con i ragazzi affrontiamo un percorso ben delineato relativo al bere – spiega Giovanni Conidi, docente dell’indirizzo – perché siano responsabili e consapevoli. Si parte dalla birra per poi proseguire con il vino, li porteremo a visitare una cantina da un produttore in Brianza e incontreranno un sommelier iscritto all’Aspi (Associazione sommellerie professionali italiane) per poi concludere con un incontro insieme alle forze dell’ordine che mostreranno loro la prova dell’alcol test. Cerchiamo di dare informazioni a tutto tondo visto che poi, in futuro, lavoreranno proprio con questi prodotti». Un laboratorio che ai ragazzi piace molto, perché scoprono molti particolari. «Dopo l’incontro con il mastro birraio ci siamo messi all’opera, siamo partiti con la lavorazione dal mosto – racconta Claudio, uno studente di 5G – che era già pronto, per velocizzare l’attività di fino alla fermentazione. L’aspetto più complesso è mantenere la giusta temperatura in fase di bollitura perché se si sbaglia, con una temperatura troppo alta o troppo bassa si rovina l’intero processo».

Monza, la birra dell’Olivetti: fino all’imbottigliamento

Prima di mettersi all’opera però, i ragazzi, hanno imparato anche le procedure per sterilizzare tutto il materiale usato e, loro stessi si sono muniti di guanti per poter lavorare e non intaccare in alcun modo il prodotto.

«La parte più semplice è stata sicuramente l’imbottigliamento – continuano – anche se non tutto è filato subito liscio. Scoprendo dell’aggiunta di zucchero, nella giusta quantità, abbiamo anche sperimentato aggiungendone troppo o troppo poco e il sapore cambia davvero molto. È stata una vera scoperta e, perché no, anche un’idea per una futura professione».

Monza, la birra dell’Olivetti e il ristorante didattico

Persino l’etichetta con il relativo nome è frutto di un confronto e di una collaborazione tra loro, sotto la guida del docente, sino alla decisione finale. «È ancora presto per degustarle – continua il docente – ora dovranno proseguire la fermentazione per una quindicina di giorni prima di poter essere consumate. Alcuni di loro stanno già pensando di utilizzare questo progetto in vista della maturità, uno spunto da cui partire per poi fare collegamenti con altre materie».

La scuola, che proprio in questi giorni ha riaperto il ristorante didattico, giunto al settimo anno, ha già in programma di usare le birre dei ragazzi per una cena di Natale a tema. Come ogni anno sono coinvolti gli alunni delle terze, quarte e in parte quinte sia del diurno che del serale perché il ristorante è aperto a pranzo (martedì e giovedì) e a cena il mercoledì (ed è aperto a tutti).