È una banca dati particolare quella che stanno costruendo otto comuni, tra cui Monza, insieme alle scuole, agli oratori, alle associazioni e alle realtà del terzo settore: è una banca nata con l’obiettivo di non disperdere i progetti varati per contrastare il disagio giovanile e l’abbandono scolastico.
Monza Brianza, la banca dati per salvare i ragazzi tra disagio e dispersione scolastica: i Comuni coinvolti
«Da anni – spiega il sindaco Paolo Pilotto – lavoriamo al tavolo sulle tematiche giovanili promosso dalla commissione socio-culturale della zona pastorale V della diocesi di Milano. Dal confronto due anni fa è nato il progetto Repository, pensato per non sprecare le risorse, per tirare fuori il meglio di quello che si fa» nei territori e per cercare di alimentare una alleanza che co-progetti azioni di welfare di comunità rivolte perlopiù a ragazzi tra i 12 e i 19 anni. Alla creazione della banca dati collaborano gli esperti dell’Istituto Toniolo dell’Università Cattolica mentre, precisa Pilotto, nell’ultimo anno nell’intero programma sono stati coinvolti i giovani. Monza contribuisce con 4.000 euro al piano a cui hanno aderito anche Albiate, Arosio, Brenna, Cesano Maderno, Lesmo, Macherio, Muggiò e la Fondazione per gli oratori milanesi.
Monza Brianza, la banca dati per salvare i ragazzi tra disagio e dispersione scolastica: cosa finisce nell’archivio digitale
Il progetto è stato illustrato dalla sindaca di Lesmo Sara Dossola all’arcivescovo Mario Delpini che nell’auditorium della Provincia si è confrontato con gli amministratori brianzoli sui temi legati al disagio giovanile. «La piattaforma – ha spiegato – nasce dal desiderio di trovare uno strumento che sia una rete autentica» che consenta a ogni comune di comprendere cosa si fa in altre città per incontrare gli adolescenti.
Nell’archivio digitale sono destinati a finire «non solo le fragilità, ma anche la loro bellezza»: l’idea, ha ricordato, è scaturita da una sollecitazione rivolta alcuni anni fa da monsignor Delpini che ha interpellato gli amministratori locali proprio su questi temi. Il mettere in comune le proprie esperienze, ha notato la sindaca, è un modo per non chiudersi nell’individualismo. «Nelle piccole città – ha proseguito – vediamo energie straordinarie disperdersi e progetti bellissimi che finiscono quando terminano i finanziamenti» mentre spesso le scuole lavorano da sole, le famiglie non sanno a chi chiedere aiuto, «i ragazzi finiscono per sentirsi invisibili».
«La banca dati – ha chiarito Sara Dossola – vuole supportare la costruzione di una rete stabile» che comprenda anche le altre realtà che operano con gli adolescenti: al nucleo originario potrebbero, poi, aggregarsi altri comuni. «Dobbiamo impegnarci a costruire legami – ha sollecitato la prima cittadina di Lesmo – perché il disagio nasce dove i legami si spezzano: i giovani hanno bisogno di segni concreti».
La piattaforma digitale può contare sul sostegno dell’Ucid che, ha detto il presidente Aldo Fumagalli, finanzierà il progetto «con entusiasmo».