Adulti e istituzioni dovrebbero lanciare una «rivoluzione culturale» che consenta ai giovani di «farsi avanti» e contribuire alla crescita della comunità. È l’invito rivolto sabato 30 maggio nell’auditorium della Provincia dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini ai sindaci dei comuni della zona pastorale V che per mesi, partendo dal “Discorso alla città” in cui ha denunciato «le crepe» che minano la società, hanno riflettuto insieme al tavolo dei giovani attivato dalla commissione socio-politica-culturale della zona pastorale di Monza.

Monza, l’arcivescovo Delpini: “Prendere atto della volontà dei ragazzi di contribuire alla crescita della comunità”
La giovinezza, ha affermato Delpini, non va considerata una malattia da curare o con la logica del mercato ma come una transizione verso l’età adulta: è, quindi, necessario «prendere atto della volontà» dei ragazzi di partecipare e creare le condizioni perché nascano relazioni che abbiano come prospettiva il futuro. «I tavoli e le consulte – ha commentato – sono spesso promettenti, ma possono diventare vecchi se alcune iniziative diventano proprietà» dei referenti non disponibili a cedere il passo. È necessario «passare dall’io al noi, dall’individualismo, che è il principio dell’egoismo, all’appartenenza – ha proseguito – passare dalla seduzione della quantità al valore della qualità perché la malattia della quantità impedisce alla proprietà di diventare responsabilità» contribuendo alla crescita della società: è il caso di chi, per guadagnare di più, affitta i propri appartamenti a prezzi esorbitanti.
Monza, la sollecitazione ai sindaci e la denuncia del prefetto: “Il rischio è considerare i giovani un “costo di produzione” da sottopagare”
Delpini ha sollecitato i sindaci a «trovare principi attivi» che alimentino la rivoluzione culturale quale «un piccolo gruppo motivato capace di osare» e di proporre iniziative: da tempo, invece, «di fronte alle problematiche c’è la tendenza ad affidarsi a professionisti, a psicologi, a educatori» e non a «incoraggiare i giovani affinché possano contagiare il contesto» in modo positivo. «La rivoluzione culturale non è la stesura di un manifesto – ha avvertito – ma la capacità di cogliere il desiderio di bene che c’è in ogni persona e di creare le condizioni perché venga condiviso».
La nostra società corre, invece, il rischio denunciato dal prefetto Enrico Roccatagliata di considerare i giovani non una risorsa ma un «costo di produzione» da sottopagare.
Monza, il dibattito: dare ai giovani la possibilità di costruire eventi
Il punto di vista dei giovani è stato esposto dal consigliere comunale di Muggiò Riccardo Sala e dall’assessore di Albiate Roberto Longoni: servono, ha elencato Sala, luoghi di incontro, figure che aiutino le famiglie nei passaggi difficili della vita, una banca di comunità per scambiare tempo e oggetti. «Dobbiamo dare ai giovani – ha commentato Longoni – la possibilità di costruire eventi» senza pretendere di dirigerli.
«La sensibilità è cambiata e si moltiplicano le iniziative organizzate con il coinvolgimento» dei ragazzi ha notato il presidente della Provincia Luca Santambrogio. «Spesso non riconosciamo la loro generosità – ha ammesso il sindaco di Cesano Maderno Giampiero Bocca anche a nome dei suoi colleghi – riuscire a farlo è una delle sfide più importanti» così come ideare spazi e strumenti di partecipazione che «portino idee nuove, sensibilità differenti, modalità che ci spiazzano». A Cesano, ad esempio, gli adolescenti tra i 14 e i 20 anni sceglieranno alcuni progetti che saranno realizzati nell’ambito del bilancio partecipativo. È indispensabile un’alleanza perché i giovani possano diventare protagonisti della vita civile ma, ha segnalato, non sempre parrocchie e oratori dialogano con le amministrazioni.
Alcuni comuni, ha spiegato la sindaca di Lesmo Sara Dossola, stanno lavorando con scuole, realtà del terzo settore e privati alla creazione di una banca dati che raccolga tutte le esperienze del territorio con l’obiettivo di non affrontare il disagio in modo frammentato mentre il monzese Paolo Pilotto ha puntato l’attenzione sulle misure attuate dai comuni per cercare di fornire qualche risposta alle famiglie che non trovano un’abitazione a prezzi abbordabili.