«Attraversare l’incrocio semaforico in 15 secondi va bene per Speedy Gonzales, ma per noi anziani è un problema…». La butta sul ridere un nonno lissonese che segnala al Cittadino una quotidiana lotta contro il tempo quando si trova a dover attraversare un incrocio della città. Nello specifico in via Dante dove, cronometro alla mano, il rosso scatta dopo 15 secondi.
Lissone, “verde breve” per attraversare: 15 secondi in via Dante
Per l’anziano, che non ha il passo veloce, è un tormento tanto da costringerlo a raggiungere l’altro lato della via seguendo una traiettoria in diagonale. Tutto bene quando gli altri utenti della strada, automobilisti in primis, comprendendo le difficoltà motorie dell’uomo, attendono con educazione che raggiunga il marciapiede o che comunque sia in sicurezza, ma non sempre è così.
C’è chi, purtroppo, anche in moto, accelera inveendo addirittura nei confronti dell’anziano reo a loro dire di non restarsene chiuso in casa. In una città come Lissone in cui il traffico in determinati orari raggiunge punte di criticità piuttosto alte, ecco che il disagio di un nonno diventa un problema pubblico.
Lissone, “verde breve” per attraversare: 18 secondi in via San Francesco
«Contatterò gli uffici preposti chiedendo se i tempi di quel semaforo siano corretti o se si possa intervenire per modificarli» aggiunge. Insomma, quella “manciata di secondi”, espressione tanto cara a chi fa televisione, diventa anche a Lissone una richiesta importante da parte di alcuni anziani. Sì, perchè il “caso” di via Dante non sarebbe l’unico.
Un pensionato fa notare, ad esempio, i tempi dell’impianto di via San Francesco. Cronometro alla mano, qui il verde dura 18 secondi. Anche lì, a suo dire, un lasso temporale troppo stretti per chi deve attraversare a piedi l’incrocio e non è più un giovincello. Insomma, il tema potrebbe apparire leggero, ma in realtà non lo è. Anzitutto per il fatto che chiama in causa una problematica di sicurezza stradale e in secondo luogo perchè rimarca come la vita di un pedone, giovane o anziano, possa essere a rischio in una città in cui la mobilità dolce per molti versi risulta ancora troppo amara.