In un coro di sì in consiglio comunale (tranne Paolo Piffer di Civicamente), c’è chi dice no ai nuovi lavori per l’autodromo di Monza. Gli interventi sono stati approvati giovedì dal consiglio comunale quasi all’unanimità – si tratta di interventi considerati vincolanti per il futuro del Gran premio di F1 a Monza – ma fuori dall’aula sono bocciati dal Comitato per il Parco Cederna e dal Comitato La Villa reale è anche mia.
Autodromo di Monza, il no dei comitati ai lavori: “Garantita la rovina”
“Garantita la rovina, da precaria a stabile, per il futuro del nostro Parco” esordiscono i comitati, secondo i quali “pare di essere tornati al 1908, quasi 120 anni fa, quando Marinetti, nel suo Manifesto del futurismo, scriveva, tra l’altro: noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un’automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia”.
Per le due realtà cittadine la storia ha raccontato altro: congestione del traffico ovunque, aria inquinata, morti conseguenti, rumore, eppure, scrivono, “per denaro, consenso e voti si può fare questo e altro”. Un atto di accusa prima di tutto verso il centrosinistra al governo della città, sembra di leggere tra le righe, che ricorda come nel 1922 “il Senatore Silvio Crespi (liberale di destra) decise di far edificare l’autodromo nel Parco di Monza” ma ebbe “le forti opposizioni del ministero della Pubblica istruzione, di esponenti del mondo della cultura e dell’arte che vedevano una profanazione dello storico Parco voluto da Napoleone nel 1805, con forti perplessità legate alla tutela del paesaggio e all’abbattimento massiccio di alberi nel Bosco Bello. Non mancavano i primi ambientalisti che cercavano di tutelare quel luogo. Anche molta parte della stampa locale si opponeva fortemente (ad esempio “Il Cittadino”)“.
Autodromo di Monza, il no dei comitati ai lavori: un secolo di cantieri
I comitati ripercorrono gli ormai oltre cento anni di vita e progetti – o manomissioni, a secondo del punto di vista – del Parco di Monza, passando dall’ippodromo al golf (1924 e 1928), i primi tentativi degli anni Ottanta per cercare di limitare i danni (anche quelli dei tifosi del Gran premio), le proposte del piano Piccinato del 1971 (valido fino a quasi vent’anni fa), lo studio realizzato da Annalisa Maniglio Calcagno della facoltà di Architettura del paesaggio dell’Università di Genova, passato in consiglio comunale nel 1991, che proponeva tra l’altro “la demolizione della pista sopraelevata dell’anello di alta velocità dell’autodromo, circuito ormai in disuso da molti anni, che taglia in due un’ampia porzione del parco e buona parte del famosissimo bosco bello”.
Poi il piano Benevolo, senza seguiti, che indicava nel 1997 come “il restauro del parco richiede tre modifiche principali: la rimozione dei resti abbandonati dell’ippodromo, la rimozione della pista d’alta velocità dell’autodromo, anch’essa fuori uso e non recuperabile, e le modifiche del percorso attuale necessarie al ripristino della continuità fisica e paesaggistica del viale Mirabello”, che parlava anche del golf, fino alle parole della soprintendente di Milano Lucia Gremmo, nel 1996 e sempre a proposito dei programmi urbanistici, per la quale “gli usi impropri che maggiormente incidono sull’area del complesso anche in relazione alla considerevole superficie occupata, e che, come tali, risultano altamente incompatibili con il carattere storico-artistico dello stesso sono: l’autodromo, con le relative attrezzature e gli abnormi afflussi di folla ed il golf, in quanto, come giustamente affermato dagli stessi progettisti, hanno rotto la sua (del Parco) unità spaziale e hanno condotto anche a un assetto frammentato delle masse arboree, in cui va perduta la grande dimensione che è il suo pregio principale. A ciò bisogna aggiungere, per quanto concerne il golf, la modifica morfologica del terreno”.
Ancora un quarto di secolo fa, ricordano i comitati, la Regione aveva approvato a metà anni Novanta un piano “per la rinascita del Parco” con 35 progetti e 20 miliardi di finanziamenti per rimediare ai danni accumulati in un secolo. Poco dopo il Centro studi Pim su incarico del Parco regionale della Valle del Lambro (sotto cui ricade il Parco di Monza) aveva progettato un piano territoriale in cui si leggeva che andava demolito l’anello dell’alta velocità (che è ancora lì) e che andava riperimetrato il golf a nord (lo spostamento di una sola buca) “per favorire la continuità del percorsoperiferico nord-sud e nel confine meridionale per la ricostituzione di un ambiente di rispetto attorno alla testa del fontanile Pelucca”.
Autodromo di Monza, il no dei comitati ai lavori: chi paga
Poi c’è il masterplan del 2023, ricordano, che “non impegna gli amministratori né a seguirlo né a realizzarlo, non essendo vincolante”. Quindi l’affondo: “Così ci troviamo oggi che il consiglio comunale trionfante ha approvato praticamente all’unanimità una serie di deturpanti e costosi lavori in autodromo (circa 75 milioni di euro a carico del contribuente, che si sommano ai 27 milioni annui pretesi da Liberty Media, il nuovo padrone della F1 per mantenere la titolarità del Gp al circuito monzese); a questo proposito, non si comprende perché con tutte le centinaia di migliaia di biglietti venduti dall’autodromo (più di 300.000), quei lavori debbano essere pagati dai contribuenti, anche di quelli che proprio non si interessano di Formula 1 se non anche contrari“.
Autodromo di Monza, il no dei comitati ai lavori: le date che non tornano
Migliaia di nuovi metri cubi di cemento complessivi in un parco storico: “Circa 30mila, dato peraltro non reso noto” scrivono i comitati, per “poter avere la titolarità del Gp, piegandosi all’imposizione di Liberty Media, incuranti del fatto che per Liberty Media l’unico interesse è fare soldi a palate, sfruttando il business miliardario della F1 anche ampliano a dismisura il numero dei Gp: si parla addirittura di arrivare a 30 appuntamenti annui. Il rischio per il circuito di Monza è quello di rimanere stritolato nell’inevitabile competitività del mercato globale della Formula 1. Cosa ci chiederà la prossima volta? Di incoronare il vincitore del Gp con la Corona ferrea come Napoleone?“.
Secondo i due comitati occorre piuttosto ripensare al Parco, “alla storia, anche industriale, alla vocazione culturale, ai bisogni reali dei cittadini è la vera strada che amministratori di buon senso dovrebbero perseguire”. In cauda venenum: la concessione dell’autodromo scade a fine 2028; il contratto del Gran premio arriva fino al 2031. Nel frattempo, nel 2029, scade anche il Consorzio Villa reale e parco. C’è qualche data che non torna, suggeriscono.