C’è chi si arrampica su una parete “rocciosa” con corda e caschetto, chi salta gli ostacoli, chi si diverte in un percorso ad ostacoli. All’ultimo piano del Centro Maria Letizia Verga ci sono un giardino e una palestra. Nel 2017 qui è nata la Sport Therapy: un protocollo di allenamento sportivo pensato per ogni paziente, calibrato sull’età, le caratteristiche fisiche, la condizione fisica. Ora quei protocolli, già condivisi con diversi centri europei di oncoematologia pediatrica, nell’ambito del progetto europeo FORTe- Get strong to fight childhood cancer, sono stati riconosciuti come terapia. Lo hanno stabilito la Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) e la European Federation of Sports Medicine Associations (EFSMA).
Sport Therapy: la soddisfazione di Francesca Lanfranconi
In questi giorni, in occasione della General Assembly del progetto europeo FORTEe, in corso a Mainz, in Germania, i protocolli sono presentati e resi disponibili gratuitamente in formato ebook. Finora i protocolli di esercizio, ideati e testati presso il Centro Maria Letizia Verga di Monza, sono stati adottati in dieci centri oncologici pediatrici europei, distribuiti in otto nazioni, nelle città di Milano, Madrid, Lione, Lubiana, Essen, Mainz, Heidelberg, Oxford e Copenhagen, coinvolgendo complessivamente più di 450 bambini e adolescenti. Una volta pubblicati, saranno liberamente accessibili a tutti i centri nel mondo che si prendono cura di bambini con tumore. «Questo riconoscimento -commenta Francesca Lanfranconi, medico dello sport e ricercatrice in fisiologia umana presso il Centro Maria Letizia Verga, responsabile del progetto Sport Therapy- non è solo un attestato di qualità scientifica: è la conferma che l’esercizio fisico di precisione può e deve entrare a pieno titolo nel percorso di cura delle bambine, dei bambini, delle ragazze e dei ragazzi con tumore».
Sport Therapy: entro l’anno pubblicati i risultati della ricerca
Gli specialisti monzesi hanno lavorato insieme ai centri consorziati e questo ha permesso di creare protocolli sicuri, efficaci e adattabili alle condizioni anche dei pazienti più fragili. «Sapere che due delle istituzioni internazionali più autorevoli in medicina dello sport -prosegue Lanfranconi– li hanno esaminati e riconosciuti come scientificamente validi è una testimonianza importante del nostro metodo e della sua efficacia. Da questi protocolli ci aspettiamo di poter creare una linea guida internazionale, in collaborazione con tutti i ricercatori e le associazioni nel mondo che si occupano di questa tematica». In questi giorni a Mainz sono riuniti i ricercatori europei coinvolti nel consorzio FORTe, sono i rappresentanti degli otto Paesi e delle sedici realtà che già applicano la Sport Therapy ai loro pazienti. L’analisi dei dati raccolti nel progetto FORTEe è in corso e ha coinvolto 450 pazienti di cui cento solo al Centro Maria Letizia Verga, che è il polo di ricerca e cura che ha proposto la Sport Therapy al più alto numero di bambini e ragazzi. I risultati raccolti in questi anni di ricerca saranno pubblicati entro la fine dell’anno.