Albiate, la Manifattura Caprotti sarà abbattuta: al suo posto un ambito sociosanitario

La novità, confermata dalla sindaca Vanessa Gallo, sta già scatenando sul territorio locale una ridda di riflessioni e ricordi. Giuseppe Caprotti si è detto dispiaciuto
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L’ingresso della sede della Manifattura Caprotti

Manifattura Caprotti di Albiate: partito il count down verso la demolizione della storica tessitura sulla sponda del Lambro. Un complesso che definire iconico non è azzardato, in virtù del valore imprenditoriale del sito che grazie in particolare a Bernardo Caprotti divenne un’azienda d’avanguardia sino a quando, nel 1999, viene ceduta dallo stesso ai fratelli Albini, titolari dell’omonimo cotonificio ad Albino, che la acquisiscono quale Manifattura di Albiate Spa 1830. Nel 2009 i vertici aziendali decisero la chiusura della Manifattura dopo oltre 179 anni di attività. Da 17 anni i cancelli sono chiusi. Proposte di riqualificazione non hanno portato ad un’ipotesi di reale e fattiva trasformazione. Ora, ci siamo: è in fase di pubblicazione il Pgt sul Burl di regione Lombardia. L’area prevede una multifunzionalità di servizi tra cui principalmente un ambito sociosanitario, una struttura dedicata a giovani con disturbi alimentari. Farà parte dell’’ambito anche un’area per il residenziale. L’operatore, al momento dell’entrata in vigore del Pgt, potrà presentare la proposta di progetto esecutivo.

Manifattura Caprotti: le parole della sindaca Vanessa Gallo

«La riqualificazione di quest’ambito -conferma la sindaca di Albiate, Vanessa Gallorappresenta una trasformazione di un’area che appartiene al patrimonio culturale e sociale del paese. Per l’amministrazione comunale la multifunzionalità prevista all’interno del Pgt è un elemento che coniuga sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Ricordo che l’area Caprotti è all’interno del Parco regionale della Valle del Lambro, pertanto dal punto di vista di tutela del paesaggio il progetto sarà oggetto delle valutazioni dell’ente Parco. Riqualificare quest’area significa creare nuovi posti di lavoro e un presidio importante per la cura di disturbi alimentari. Nell’ambito della multifunzionalità è prevista anche un’area per il residenziale».

Manifattura Caprotti: i ricordi di chi ha vissuto il comparto

La prossima demolizione della Manifattura sta già facendo parlare e riflettere i cittadini, in special modo quelli legati da un aspetto affettivo (oltre che lavorativo) con il periodo florido della tessitura. Tra questi, si registra l’intervento di Valentina Redaelli, nipote di Luigi Angelo Redaelli, ex lavoratore, che in una lettera aperta a Giuseppe Caprotti, figlio di Bernardo, apre il suo cuore ricordando quanto quel luogo «per molte persone ha rappresentato molto più del semplice posto di lavoro: è stato un punto di riferimento professionale e sociale, dove ritrovarsi e creare nuovi legami». E spiega: «Mio nonno ha lavorato per molti anni e me ne parlava molto spesso quando ero bambina. I suoi racconti, che assumevano il sapore di una favola, me lo facevano immaginare come un luogo quasi incantato», precisando tra le righe commosse «che la scomparsa di quel luogo assume ai miei occhi un significato particolare: con esso sembra chiudersi una pagina importante della storia di tante famiglie che vi hanno trascorso una parte della propria esistenza». Giuseppe Caprotti, pur non volendo entrare nel merito della questione, fa sapere di sentirsi «molto dispiaciuto per la prossima demolizione».

L'autore

Giornalista pubblicista dal 1998, ascolto persone, racconto storie, modero eventi. Amo lo sport, ma sono molto di parte.