Il mosaico che compone il mondo della scuola è complesso e variegato. Ci sono tante componenti che convivono all’interno di questo settore e, per chi lo ha diretto per trent’anni come Anna Cavenaghi, storica dirigente del comprensivo di via Correggio oggi in pensione, «solo chi vive nella scuola sa bene quanto sia importante l’integrazione».
Scuola e studenti stranieri, il modello Monza: «L’integrazione riguarda tutti i bambini»
«Quando si parla di integrazione non si parla solo di alunni stranieri ma di tutti i bambini, quelli con fragilità, quelli con disabilità – spiega l’ex dirigente – perché, come dice l’articolo 33 della nostra Costituzion,e “la scuola è aperta a tutti” e, proprio in quel tutti rientrano i nostri bambini. Ricordo quando ho iniziato, a Cederna nel quartiere in cui si trovano le mie scuole, era il 1993 e allora avevamo una concentrazione di giostrai, circensi con bambini che dovevano venire a scuola e avevano necessità particolari. Siamo riusciti a rispondere alle loro richieste».
In trent’anni di carriera nelle scuole Cartoccino, Anzani, Masih e Bonatti la dirigente ha vissuto tutti i cambiamenti migratori che si sono susseguiti, chi è scappato dalla guerra nell’ex Jugoslavia, chi da quella in Iraq, dalla Turchia, dal Pakistan e, recentemente si è ampliata anche la comunità bengalese.
Flussi migratori che si sono susseguiti in tutta Monza e che, di conseguenza, hanno interessato tutte le scuole cittadine. «Ciò che oggi è importante sottolineare è che la maggior parte dei bambini non italiani che frequentano le nostre scuole sono tutti di seconda o anche terza generazione – continua – che ben conoscono la lingua italiana e sono perfettamente integrati. Molti hanno anche la doppia cittadinanza, i loro genitori sono lavoratori e ben inseriti nel tessuto sociale. Già nel 2010 esisteva una disposizione ministeriale per mantenere entro il 30 percento la presenza di alunni stranieri nelle classi ma, già allora ci siamo posti molte domande in merito, tutte senza risposta».
Scuola e studenti stranieri, il modello Monza: il progetto Fili di fiabe per mamme e nonne non italiane
Quel che di certo è emerso allora e oggi è un’eccellenza è stato il bisogno di fornire corsi di italiano alle mamme di origine straniera, nel comprensivo è nato e ancora oggi risiede il Crei, che promuove questo tipo di formazione, in sinergia con l’amministrazione perché «la scuola è un presidio di cui tutti si fidano». È nato così il progetto “Fili di fiabe” che ha coinvolto mamme e nonne di origine non italiana nella creazione di un libro illustrato di favole, nelle diverse lingue illustrato e poi tradotto in italiano.
«Nelle visite che ho avuto modo di fare in altre scuole europee tutti hanno sempre guardato al “modello italiano di integrazione” come esempio da seguire. Ricordo in Islanda una comunità di polacchi che aveva una scuola dedicata e, solo con tempo e fatica, hanno capito che per integrarsi era necessario far crescere i bambini nella stessa scuola. Anche in Belgio ed Estonia, paesi allora tecnologicamente avanzati rispetto a noi le comunità etniche che inizialmente erano chiuse si sono rese conto che quest’isolamento originava solo conflitti e non comunicazione per cui, anche qui, osservavano con interesse il nostro modo di lavorare per creare un’unica comunità educante all’interno della scuola includendo tutti».
Scuola e studenti stranieri, il modello Monza: l’importanza di leggere i bisogni dei territori
Monza per quel che riguarda l’integrazione ha sempre lavorato molto, i dirigenti scolastici e l’amministrazione in sinergia hanno creato una serie di protocolli e regole comuni per accogliere le persone neo arrivate da altri paesi, bambini ma anche famiglie.
«La scuola, sin dagli anni ’90, ha letto i bisogni del territorio, è uno dei suoi compiti – conclude Cavenaghi – perché il contesto socio-culturale in cui si trova rientra, di conseguenza, nell’offerta formativa. Ogni fenomeno migratorio ha avuto una ricaduta sulla didattica. A oggi bambini o ragazzi neo arrivati da paesi stranieri sono una percentuale davvero irrisoria, si nelle nostre classi ci sono tanti di origine non italiana ma, ripeto, sono bambini nati e cresciuti in Italia».