C’è qualcosa di poeticamente crudele nel modo in cui sta implodendo la maggioranza di centrodestra del sindaco di Arcore Maurizio Bono. Lui chiede agli assessori di firmare le dimissioni in bianco per provare a rimettere ordine nella giunta. E loro rispondono con la più antica forma di dissenso della politica italiana: fingere di non aver sentito. Picche. Nessuno firma. Nessuno si muove. Nessuno sembra particolarmente preoccupato. Anzi. Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, invece di correre al capezzale politico del sindaco, gli hanno elegantemente spiegato che le responsabilità se le deve prendere lui. Tradotto dal politichese: “Se vuoi cacciare qualcuno, accomodati pure. Ma poi il problema è tuo”.
Arcore: il sindaco chiede le dimissioni, le voci e i tre ribelli
A quel punto Bono ha tentato la classica mossa disperata da fine legislatura agitata. Far filtrare la voce di possibili dimissioni volontarie di alcuni assessori. Un comunicato talmente riservato che pare lo conoscesse soltanto lui. E pure noi. Anche qui: silenzio tombale. Nessuna uscita di scena, nessun sacrificio, nessun passo indietro. Nel centrodestra locale la poltrona non è più un incarico amministrativo: è diventata una filosofia orientale.
Nel frattempo, mentre il sindaco cercava qualcuno disposto almeno a fingersi collaborativo, ecco comparire i tre ribelli: Valeria Di Tullio, Fabio Varrecchia e Giovanni Timpano. Hanno costituito il gruppo misto, che detto così sembra una corrente culturale, ma in realtà è il nuovo ufficio trattative della maggioranza.

Arcore: il sindaco chiede le dimissioni, chi va a battere cassa politica
L’obiettivo è chiarissimo: andare a battere cassa politica. Sul tavolo c’è soprattutto l’ingresso in giunta della Di Tullio con delega ai Servizi sociali. Un’operazione costruita con cura quasi notarile. La consigliera infatti sarebbe garantita da eventuali revoche future grazie a un dettaglio tecnico-politico niente affatto secondario: al suo posto in aula entrerebbe il compagno, primo dei non eletti della Lega. Una sorta di assicurazione sulla vita amministrativa incorporata direttamente nel meccanismo consiliare. Il problema è che nel frattempo la stessa Di Tullio sembra politicamente impegnata in una personale traversata multipla. Da una parte il dialogo col Patto per il Nord, dall’altra le simpatie nell’orbita vannacciana. Un piede di qua, uno di là e la Lega nel mezzo che osserva la scena con l’espressione di chi ha appena scoperto che il tavolo traballa ma manca il coraggio di guardare sotto.
Arcore: il sindaco chiede le dimissioni, la Lega e Fratelli d’Italia
Perché il vero nodo adesso è proprio questo: la Lega la considera ancora dei suoi oppure no? E soprattutto: se anche lei dovesse approdare stabilmente nel gruppo misto, cosa resterebbe del Carroccio in consiglio comunale? A quel punto più che un ridimensionamento sarebbe un esperimento di fisica molecolare applicata alla politica.
Sfumato l’appoggio del consigliere della Lista civica di sinistra che dopo diversi incontri con il sindaco ha dato forfait. I ribelli trattano, Fratelli d’Italia alza le barricate su Luca Travascio. Il sindaco vorrebbe la sua testa per provare a ricompattare la maggioranza come chiesto dall’ex leghista Di Tullio, ma FdI ha deciso di fare quadrato. Il partito non è minimamente intenzionato a offrirlo in sacrificio rituale per salvare Bono.
Così la crisi non si sblocca. Anzi, si allarga. Perché ormai i partiti non vogliono più discutere soltanto di posti in giunta. Adesso si punta alle deleghe pesanti: Bilancio, Piano regolatore, centri di potere veri. Altro che rimpasto. Qui siamo al risiko immobiliare-amministrativo.
Arcore: il sindaco chiede le dimissioni degli assessori, moderatore di una chat di condominio
In bilico restano anche Lorenzo Belotti e la consigliera leghista, vittime collaterali di una maggioranza che si restringe numericamente mentre aumentano le correnti, i veti e i tavoli paralleli. Una specie di miracolo matematico della politica locale: meno consiglieri, più problemi. E il sindaco? Per ora resta lì, in mezzo alle macerie ancora fumanti della sua coalizione, tentando di convincere alleati che ormai trattano direttamente tra loro come piccoli stati indipendenti. Un pugile suonato che cerca disperatamente il suo “secondo” nell’angolo. Più che guidare una giunta, sembra il moderatore esausto di una chat di condominio degenerata dopo mezzanotte. Per lui basterà dare in pasto alla politica, in tutto o in parte, una testa pesante e pensante della sua giunta? Insomma la situazione non è proprio… serenella.