Al via il 20 luglio in una località (top secret) vicino a Pavia, le riprese di “Risotto western”, il nuovo film firmato dalla monzese Sds Productions. Un mediometraggio che sarà nelle sale a partire da novembre. Dietro e davanti la macchina da presa c’è Stefano Scala, 23 anni, una lunga lista di collaborazioni con il cinema e fondatore della Sds Productions.
Risotto western, il film monzese che spara sorrisi: il cast
A dare corpo alla storia, una commedia western dove si ride e si riflette – assicura il regista – un cast di attori, creator e performer, volti noti dei social con oltre 8 milioni di follower all’attivo tra Instagram e Tik Tok.

Tra i nomi in cartellone Samara Tramontana, Simone Maiorino, Federico Assini, Sara Scerelli e Pietro Checchi e poi ancora gli attori Dani Villa, Simone Passero (che ha lavorato don George Clooney), Dario Marvulli e Simone Santoro. «Un cast di questo tipo garantisce un livello di recitazione altissimo – assicura Scala –. Il nostro affiatamento, l’alchimia in scena si è avvertita subito, fin dalle prime prove».
Risotto western, il film monzese che spara sorrisi: come è nato
Un film nato un anno fa, mentre Scala si trovava al Festival di Venezia. «Da tempo pensavo a qualcosa legato al genere western, ma aspettavo la giusta occasione. Mi ero stancato delle sceneggiature che ultimamente vanno per la maggiore nel cinema italiano, storie drammatiche tutte uguali e troppo melense. Io per primo, da attore, ero stanco di stare male, perché quando interpreti un personaggio con il passare delle riprese diventi quel personaggio e ne assimili la storia. E se la vicenda è drammatica anche la tua vita diventa drammatica. Far ridere il pubblico è più complicato, ma se dentro le risate riesci a metterci un messaggio importante, allora l’effetto è esplosivo. Sono certo che riprendere un genere come il western dimenticato da tempo ma con un passato glorioso, e renderlo comico possa davvero aprire un nuovo filone».

Risotto western, il film monzese che spara sorrisi: come è girato
Un film che tra una risata e una sparatoria si rivolge direttamente allo spettatore attraverso strumenti metacinematografici come la rottura della quarta parete, che consente agli attori di parlare in camera con il pubblico.
«Questo lavoro è per me il progetto di una vita – continua Scala – È il racconto della mia esperienza di attore, mi auguro che oltre alle risate il pubblico possa cogliere il lato reale e autentico del mestiere dell’attore. Forse non lo gradiranno tutti, soprattutto gli addetti ai lavori: le case di produzione ma anche gli attori che per denaro sono disposti a fare qualunque cosa. Noi raccontiamo con sincerità quello che sopporta un attore. Del resto tutti possono fare cinema, ma non tutti sono artisti».
Un film sulla vita degli attori, ambientato nel mondo western, con lo sguardo già al futuro. «Mi immagino che ognuno dei personaggi del film possa in futuro avere il suo spin off. E poi sono orgoglioso che un prodotto bello e di qualità si possa fare anche in Italia e da un gruppo indipendente e a basso costo».