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Blitz a Desio: Niente botte a Perri
perchè è uno «appoggiato»
Monza - Tentativi di controllare l'attività amministrativa, infiltrazioni nelle imprese edili, immobiliari e di autotrasporti, estorsioni e usura ai danni di commercianti e piccoli imprenditori, azioni intimidatorie. Ci sono tutti gli elementi tipici della criminalità organizzata nella descrizione della “locale” di Desio fatta dagli inquirenti al termine di una lunga e complessa indagine che si è servita di intercettazioni ambientali e telefoniche e pedinamenti. Tra le carte spuntano anche nomi di politici locali. E' un passaggio del capitolo dedicato al gruppo desiano, nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Andrea Ghinetti, ad attirare particolare attenzione. A Candeloro Pio, uomo di spicco, si rivolge Natale Marrone, omonimo di uno degli arrestati (di cui è cugino), neoeletto consigliere comunale, coordinatore del Pdl, per chiedere di mettere in atto un'azione violenta nei confronti di Rosario Perri, che all'epoca ricopriva il ruolo di direttore dell'ufficio tecnico comunale, ora assessore provinciale. La richiesta viene però rifiutata, perché Perri è considerato “appoggiato” da persone di rispetto. Resta stupito della citazione Natale Marrone (che tra l'altro prende le distanze dal parente arrestato, che si chiama proprio come lui): “Perché mai avrei dovuto fare una richiesta simile? Non ne ho motivo. Pio lo conosco di vista, mai avuto rapporti particolari. E poi ho massimo rispetto per Rosario Perri”. Altro nome è quello di Nicola Mazzacuva, presidente del consiglio comunale di Desio, in quota Pdl. A citarlo sono due degli arrestati, Candeloro Pio e Giuseppe Sgrò. I due, sostengono gli investigatori, hanno l'aspirazione di condizionare la vita politica di Desio e Cesano Maderno, per trarre vantaggi per la cosca. E si dicono: “Ma quando sono le elezioni? Fammi parlare a me, parlo con Mazzacuva...amico dottore” (Pio). Risponde Sgrò: “Noi un 150 voti sicuri”. Pio dice di temere che non bastino. Ancora Sgrò: “Non è che deve fare il sindaco, l'assessore”. E Pio: “No ma lui deve sfondare ed essere lui a dirigere poi, cioè dobbiamo essere noi a dire poi chi va a cosa”. Respinge indignato ogni coinvolgimento Mazzacuva: “Io faccio politica per passione e difendo i calabresi onesti. Queste persone non si devono permettere di dire queste cose. Sgrò non so chi sia. Con Pio ho avuto solo una conversazione quando anni fa ho visitato sua moglie, in qualità di medico. I miei voti e quelli di mio figlio Giuseppe (candidato a Cesano) li abbiamo ottenuti onestamente”. Il gruppo è considerato autore anche di episodi di intimidazione, tra cui gli spari alla vetrina del bar “Enza” di via Ferravilla di un anno fa. L'inizio di una possibile azione estorsiva, secondo gli inquirenti. Gli stessi fratelli Marrone, finiti in carcere, furono vittime di un'azione dimostrativa. Nel maggio 2009 due ordigni esplosero nella loro carrozzeria, provocando danni. Un avvertimento firmato dai capi della locale.
P.F.
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