Nessun accordo per la Gianetti Ruote: adesso l’azienda può dare il via ai licenziamenti
Corteo lavoratori Gianetti (Foto by Fabrizio Radaelli)

Nessun accordo per la Gianetti Ruote: adesso l’azienda può dare il via ai licenziamenti

Non sono bastate dodici ore di trattativa, alla fine la proprietà, il fondo tedesco Quantum, si è dichiarata indisponibile a qualsiasi intesa che comportasse un suo impegno nella reindustrializzazione dell’area.

Nessun accordo. Dodici ore di estenuante trattativa non sono bastati per dare una speranza ai 152 lavoratori della Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto. L’azienda ora ha 120 giorni per licenziare i dipendenti. E le comunicazioni potrebbero arrivare già da subito.

“Abbiamo dovuto prendere atto - dice Enrico Vacca della Fim CISL Monza Brianza Lecco - della indisponibilità della controparte a trovare una intesa. Abbiamo vissuto una situazione paradossale: l’azienda prima ha proposto una proroga della procedura per avere il tempo di accordarsi, poi si è rimangiata questa proposta, dichiarandosi disponibile solo per la cassa straordinaria per cessazione dell’attività”.

La proprietà tedesca, il fondo Quantum, è tornata sui suoi passi chiudendo la porta ad altre opportunità. E soprattutto si è chiamata fuori da qualsiasi proposta per la reindustrializzazione dell’area, che i sindacati avevano posto come condizione irrinunciabile. Alla fine non restano altro che i licenziamenti.

Una giornata campale quella di venerdì 17 settembre in Regione, terzo incontro in pochi giorni per cercare di dipanare la intricata matassa della trattativa. A inizio settimana all’azienda era arrivata una nuova proposta: alle tredici settimane di cassa integrazione speciale che erano state prospettate dal Ministero per lo Sviluppo economico sono stati aggiunti altri dodici mesi di cassa straordinaria per allungare il più possibile il periodo per realizzare la reindustrializzazione dell’area, condizione indispensabile indicata dai sindacati per accettare un accordo con la controparte. Finora la proprietà era sempre stata sorda ad ogni richiamo.

Solo davanti al giudice del Tribunale di Monza, di fronte al quale è stata convocata per discutere il ricorso delle organizzazioni dei lavoratori che contestava il comportamento dell’azienda in merito alla procedura di licenziamento, aveva parlato di una cassa straordinaria di un anno per cessazione, senza però prospettare alcun futuro del sito industriale. D’altra parte la sua posizione non è andata mai oltre quella annunciata a inizio luglio quando aveva annunciato la chiusura della fabbrica e il licenziamento, comunicato con un telegramma e con un messaggio sulla bacheca digitale della società, di 152 persone.

E da lì non si è mai mossa. Anche l’incontro, iniziato alle 10 di mattina, è stato un percorso a ostacoli che ha portato a prolungare all’infinito la discussione. Anche perché, appunto, i 75 giorni previsti dalla procedura di licenziamento per trovare un accordo sono già scaduti. Il Tribunale potrebbe decidere (prossima udienza il 5 ottobre) di sposare la tesi dei sindacati e annullarne gli effetti, ma al momento la scadenza era questa.

Il sindacato ora cercherà di trovare soluzioni impugnando i singoli licenziamenti dei lavoratori.


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