Fallimento Mercatone Uno: incontro al ministero anticipato al 27 maggio
Il presidio dei lavoratori al Mercatone Uno di Cesano

Fallimento Mercatone Uno: incontro al ministero anticipato al 27 maggio

Il ministero dello sviluppo economico convoca le parte in anticipo: è questa la prima conseguenza del fallimento di Mercatone Uno, che ha chiuso i negozi sabato 25 maggio lasciando fuori dai punti vendita i lavoratori.

C?è ancora qualcosa da fare? Forse, forse no, intanto il ministero taglia i tempi per l’incontro con i sindacati e i rappresentanti dei lavoratori di Mercatone Uno: era previsto per l’ultimo giorno del mese, ma la notizia del fallimento dichiarato dal tribunale di Milano per la società ha spunto il dicastero ecomomico ad anticipare il vertice al 27 maggio, nelle prime ore del pomeriggio.

LEGGI il fallimento di Mercatone Uno

“Con sentenza del 23 maggio, il Tribunale di Milano ha decretato il fallimento della Shernon, azienda che aveva acquisito lo scorso anno dalla ditta Mercatone Uno in Amministrazione Straordinaria ben 55 punti vendita, con l’obbligo assuntivo di oltre 2000 lavoratori” si legge in una nota dei sindacati. “In realtà, sino a questo momento, la stessa era subentrata solo in 47 punti vendita con l’impiego di oltre 1800 risorse umane. Si ricorda che, la vendita dei 55 punti vendita fu proposta dall’Amministrazione straordinaria, dopo una lunga trattativa con i soci di Shernon, ritenuta degna di un positivo riscontro da parte del Comitato di Vigilanza del Mise. Successivamente, e dopo una lunga e difficile trattativa, Filcams, Fisascat e Uiltucs, presso il Mise stipularono un Accordo Sindacale regolante il passaggio dei lavoratori, ben consci che, senza l’accordo, la vendita non si sarebbe perfezionata e sarebbe intervenuto il fallimento già a luglio 2018 con la conseguente perdita dei posti di lavoro e delle relative professionalità”.

I sindacati ricordano che nei primi mesi di gestione di Shernon molti soci che avevano costituito la società sono fuoriusciti “senza destare alcun allarme da parte dei commissari che erano preposti a sovrintendere le operazioni”. Poi la mancanza di liquidità ha fatto mancare merce nei magazzini, i negozi si sono svuotati, “a marzo 2019, come denunciato dalle tre federazioni confederate, i punti vendita risultavano sprovvisti di merce e la stessa non veniva più consegnata sebbene già venduta e pagata dagli acquirenti”.

In quello stesso mese Shernon, riferiscono i sindacati, ha annunciato una ricapitalizzazione della società con investimenti di 20 milioni di euro che pure “le organizzazioni di categoria hanno ritenuto assolutamente insufficiente a garantire la ripresa dell’azienda”. Poi aprile, quando l’azienda senza informare prima il ministero né le parti sindacali ha chiesto il concordato preventivo fino al fallimento stabilito il 23 maggio. Che dimostra, dicono i sindacati, che “la situazione è molto più grave di quanto l’amministratore delegato di Shernon abbia raccontato al Mise il 18 di aprile ed ai lavoratori nei vari comunicati ad essi diretti”.

“Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, si sono già attivate presso il mise per avere un incontro in tempi brevi con l’Amministrazione Straordinaria di Mercatone e con il curatore fallimentare di Shernon. È urgente ed indispensabile l’intervento del Mise per salvaguardare i lavoratori e preservare il futuro delle loro famiglie. Dopo anni di incertezza, Shernon aveva rappresentato il lumino nel quale tutti avevano riposto le loro speranze e la propria capacità di progettare un futuro. Il fallimento sembra aver reso nulli i sacrifici e gettato le maestranze in uno stato di profonda angoscia. Serve, dichiarano i sindacati, un intervento tempestivo e garante”.


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