Venti anni di squalifica a Danilo Napolitano, all’epoca dei fatti direttore sportivo in carica della Salus Seregno, ed otto anni di inibizione a Marco Moretto, presidente. Sono le decisioni adottate in merito al presunto caso di doping che ha investito la storica società ciclistica brianzola, diventato di dominio pubblico in primavera, quando Napolitano e Moretto erano stati sospesi in via cautelare.
Ciclismo: le violazioni contestate ai due dirigenti
A Napolitano, già atleta professionista, protagonista sulle strade tra il 2004 ed il 2017, è stata contestata la violazione degli articoli 2.6 e 2.8 del codice Wada: il primo riguarda il possesso di sostanze vietate o l’adozione di metodi proibiti, il secondo la somministrazione o tentata somministrazione. Moretto è stato invece accusato della violazione degli articoli 2.9, che si riferisce a complicità o tentata complicità, e 3.1, che parla invece di onere e standard della prova. Normalmente, queste infrazioni contemplano pene fino ad un massimo di quattro anni, che in questo caso sono state estese, poiché la Salus svolge la sua attività interamente a livello giovanile. È stato però evitato il rischio di squalifiche a vita.
Ciclismo: la difesa vana del presidente regionale della Fci
Dopo le sospensioni in aprile, il presidente regionale della Fci Stefano Pedrinazzi aveva preso le difese della Salus e di Marco Moretto, considerandoli parti lese della vicenda.