Monza, il disastro dimenticatoNessuno ricorda i morti del treno

Monza, il disastro dimenticatoNessuno ricorda i morti del treno

Monza – Diciassette vittime innocenti cadute nel dimenticatoio. A cinquant’anni dal disastro ferroviario di via Libertà nessuno (non il Comune, neppure Trenitalia) ha ricordato i morti del terribile incidente che la mattina del 5 gennaio del 1960 ha trasformato in tragedia la vigilia della festa dell’Epifania. Diciassette morti e 120 feriti dispersi nelle pieghe del tempo, che tutto copre, in questo caso, anche il ricordo.

E allora ecco che dalle prime pagine de «Il Cittadino» di quel periodo, riemerge il dolore, il lutto provato dall’intera città di Monza per la sciagura ferroviaria. E’ la cronaca a riproporre, con le parole del tempo, la dinamica del deragliamento: «Quando gli abitanti della zona (l’ex passaggio a livello di via Libertà ove è in costruzione il sottopassaggio stradale in conseguenza del quale era stato eretto un provvisorio ponte di ferro) alle ore 8 sono trasaliti per aver avvertito come delle scosse di terremoto. Poi l’orribile scena per l’avvenuto deragliamento del diretto Sondrio-Milano che trasportava operai e studenti. Il locomotore era volato oltre il ponte rimanendo però sempre sulla rete dei binari, in un pauroso groviglio di spezzoni di ferro e di fili della corrente Il vagone di testa, di prima classe, aveva a sua volta compiuto un’impennata andando infine a schiantarsi, copovolto, contro un capannone del lanificio “B.B.B.” di Angelo Borghi. Altre tre carrozze erano pure deragliate finendo nella scia della prima, fermandosi però nell’area della ferrovia. Due ancora, tra cui un postale, erano precipitate giù dal ponte adagiandosi sulla scarpata. Infine le quattro ultime carrozze del convoglio si erano fermate sui binari all’inizio del fatale ponte. Sul posto ristagnava la nebbia alla quale si vuol far risalire le cause del disastro». Il corpo del parroco di Dervio fu trapassato da una rotaia, diverse persone vennero proiettate dai finestrini del treno.

Secondo le prime ricostruzioni, infatti, il convoglio aveva imboccato il ponte a forte velocità (oltre gli 80 km/h), nonostante, proprio per i lavori di costruzione del sottopasso stradale, la velocità dei convogli ferroviari dovesse essere ridotta fino a 10 km/h. Da qui l’inevitabile deragliamento e il crollo del provvisorio ponte di ferro, costruito dagli operai per permettere ai treni di circolare nonostante il cantiere. Il macchinista, secondo anche le prime testimonianze dei sopravvissuti, a causa della fitta nebbia, non avrebbe capito di trovarsi in prossimità del ponte provvisorio.

I funerali delle prime quindici vittime del disastro (le altre due moriranno alcuni giorni dopo il disastro) si tennero nel duomo di Monza: a presiedere la mesta cerimonia funebre l’allora arcivescovo di Milano, il cardinal Giovan Battista Montini, futuro Paolo VI. Cinquant’anni fa i feretri furono vegliati da migliaia di persone, una città intera. Oggi, invece, nessuno ha saputo, o voluto, ricordare quei morti.
Davide Perego