Si muove qualcosa… ma solo i terreni dei cittadini, non il mostro d’asfalto che chiamano Pedemontana. Stavolta a tremare non sono le case, ma qualche metro quadrato di prato, destinato alle “opere di compensazione”: piste ciclabili, parchi, piazze riqualificate. Verde pubblico, eco-sostenibilità, mini vasche anti-pioggia: insomma, tutto ciò che fa buonismo urbano. E il proprietario? Non chiedete, basta una lettera e il suo terreno diventa “di pubblica utilità”.
Si comincia da Velasca: 585mila euro per una pista ciclabile che collega due punti già collegati, con luci e segnaletica perché la bici non sappia mai dove andare. Poi Santa Maria Molgora, 2 milioni abbondanti per una ciclabile larga 3 metri, protetta da una siepe alta 2,5 metri che sembra un muro medievale. Infine piazza Giordano Bruno: 1,5 milioni per giochi, verde e arredo urbano, giusto per ricordare a tutti quanto costa anche il cemento più “sostenibile”.
Il tutto condito da studi, indagini e permessi che trasformano ogni metro quadrato in un labirinto burocratico degno di un film drammatico. E mentre il cittadino conta il proprio prato perso, i sindaci preparano il gran colpo al Tar del Lazio per il caso D-Breve. Una mossa “disperata” per fermare il mostro che avanza.
Insomma, la Pedemontana avanza… senza muovere un centimetro di asfalto. Ma almeno, tra piste ciclabili e parchi futuribili, i brianzoli possono consolarsi: il verde, quello vero, è sempre più un ricordo.