Cara segretaria del Pd Elly Schlein, Le scrivo così, giusto per distrarci un po’ dalle cose serie. Monza, immagino, la conosca già. Città ordinata, concreta. E se proprio vogliamo restare in tema di impronte e radici politiche, da queste parti è passata anche qualche firma che Lei conosce bene ed ha lasciato il segno, come quella di Pippo Civati, oggi presenza più evanescente che ingombrante, ma ancora capace di far parlare di sé quando meno te lo aspetti. Veniamo al dunque. Una volta negli stadi volavano cori improbabili, panini freddi e classifiche marcatori.
Oggi planano querele, aggravanti e interpretazioni semiologiche degne di un convegno universitario. Ma anche lunghe perquisizioni della Digos nella casa di residenza e di vacanza. Quattro ore senza poter andare in bagno. Daspo di cinque anni. Il derby lombardo tra Monza e Como ora rischia così di entrare nella storia non per un gol al novantesimo, ma per una figurina diventata caso nazionale. “Nitrogaia”, suo soprannome da stadio, ne è il protagonista. Nessuno sostiene che gli sfottò da curva siano raffinata letteratura. Spesso sono sciocchi, infantili, rumorosi. Ma trasformare ogni provocazione da stadio in un’emergenza democratica rischia di far perdere il senso delle proporzioni.
Perché se una figurina ironica finisce sotto la lente della Procura con accuse pesantissime, allora il prossimo passo sarà il Daspo per chi urla “arbitro cornuto”. La sensazione è che in Italia si sia smarrita una virtù antica: la capacità di farsi una risata. Specialmente in politica. Un tempo i leader collezionavano caricature feroci e sopravvivevano benissimo. Oggi basta una stampa casalinga e parte il dibattito nazionale tra odio, simboli, codici e sottocodici. Manca solo l’intervento dell’Onu e poi il quadro è completo. Il punto non è difendere la creatività artistica delle curve, che raramente verrà studiata nelle accademie. Nonostante quella del Monza faccia eccezione (sono di parte). Il punto è evitare che tutto diventi automaticamente “allarme istituzionale”.
Perché quando ogni sciocchezza viene trattata come una minaccia epocale, il rischio è banalizzare le vere discriminazioni. E forse, alla fine, sarebbe bastato molto meno. Una battuta, una replica ironica, magari perfino una foto con la maglia del Como. Sarebbe stata la sua vittoria più elegante, altro che supplementari giudiziari. Armocromista permettendo…