Il capogruppo leghista in Consiglio Regionale della Lombardia Alessandro Corbetta respinge le accuse di odio razziale per cui è indagato un tifoso del Monza che nell’aprile 2025 aveva realizzato un volantino che ritraeva la segretaria del Pd Elly Schlein, con la maglia del Como e la scritta “Comasco Schlein”. L’ipotesi di reato nei suoi confronti è di diffamazione con l’aggravante, appunto, dell’odio razziale.

Volantino “Comasco Schlein”, il leghista Corbetta: «Sfottò politicamente scorretto, ma lontano dall’odio razziale»
«Siamo arrivati al punto di vedere razzismo e odio anche dove esiste semplicemente della goliardia da stadio – ha commentato Corbetta – La denuncia presentata dalla segretaria del Pd Elly Schlein nei confronti di un tifoso del Monza rappresenta una vicenda sproporzionata e preoccupante. L’adesivo in questione non contiene alcun riferimento agli ebrei o all’antisemitismo. Si tratta chiaramente di uno sfottò politico da stadio: magari discutibile e politicamente scorretto, ma ben lontano dall’odio razziale. Criminalizzare episodi di questo tipo significa allargare in modo improprio concetti giuridici molto seri, rischiando di banalizzare proprio le vere forme di discriminazione e odio che invece vanno combattute».
Volantino “Comasco Schlein”: il tifoso già colpito da Daspo
E poi: «Da quanto emerge – aggiunge il capogruppo della Lega – il tifoso avrebbe già ricevuto un Daspo. Ma qui si va oltre: si rischia addirittura di mandare una persona a processo e di farle rischiare il carcere per una provocazione da stadio. È una deriva che non possiamo accettare. L’intento di quell’adesivo non era certo quello di colpire le origini ebraiche della Schlein, che nessuno avrebbe associato all’immagine, ma semplicemente prendere in giro la tifoseria avversaria attraverso un accostamento a un politico che evidentemente non gode di molta simpatia nell’ambiente. I comaschi stessi l’hanno vissuta come una goliardata. Schlein poteva girarla a suo favore e ne sarebbe uscita alla grande. In casi come questi infatti servono più buon senso e autoironia, non tribunali, accuse sproporzionate e finto vittimismo. Se tutto diventa odio, allora nulla è più odio».