«Con l’impermeabile e una vecchia Citroën con un sedile solo, piena di tolle di colla, scope e manifesti, sembrava il tenente Colombo». Marco Mariani ricorda con affetto il primo incontro con Umberto Bossi, il fondatore della Lega Lombarda, il movimento che ha cambiato la politica italiana, morto a 84 anni: era il dicembre 1987 e il futuro Senatùr arrivava dal Veneto.
Monza, l’ex sindaco Mariani apre il cassetto dei ricordi con il Senatùr: l’incontro nel 1987
«Poche settimane prima – racconta l’ex sindaco di Monza – ho visto l’annuncio di un serata al Nei: sono andato perché pensavo si parlasse di eventi storici invece si è discusso di autonomia e federalismo. Sul palco erano in quattro, tra cui Giorgio Brambilla, ad ascoltare eravamo in tre: io, Ruth Engisch, poi diventata assessora ai Servizi sociali, e il futuro consigliere comunale Giovanni Bellocchio».
Qualche tempo dopo Brambilla li ha convocati alla prima conferenza di Bossi a Monza: «Alla Galleria civica ci siamo presentati solo noi – prosegue Mariani – è arrivato con un forte ritardo e siamo andati a cena in via Cortelonga. Siamo rimasti lì fino alle 2.40 con lui che riempiva fogli con proiezioni e strategie affermando “Nel ‘95 avremo in mano il Nord”. Il suo piano prevedeva la conquista dei piccoli comuni per poi circondare Milano. Ho detto a Brambilla: “Questo non sta bene”. Era un visionario: più passava il tempo e più mi convincevo che era un premonitore, con un gran cervello politico. L’unica cosa che non ha calcolato è stata la discesa in campo di Silvio Berlusconi», che ha mandato in frantumi il suo progetto.
Monza, l’ex sindaco Mariani apre il cassetto dei ricordi con il Senatùr: l’inizio dell’impegno politico
Dall’incontro del dicembre di quasi quarant’anni fa è nato l’impegno politico di Mariani: «Brambilla era disperato perché non aveva un ufficio per la Lega – afferma l’ex sindaco – allora ci riunivamo nel mio ambulatorio. Io, lui, Cesarino Monti, Fabio Meroni, Giacinto Mariani e Cesare Gariboldi: qualcuno seduto sul lettino, gli altri sulle sedie della sala d’attesa. Nell’89 abbiamo aperto la sede in via Volta, nel ‘90 abbiamo partecipato alle amministrative a Desio: non ci conosceva nessuno eppure siamo stati eletti in cinque, nel ‘92 abbiamo preso il 32% a Monza a cui va aggiunto il 6% della Lega Alpina Lumbarda. Se, ho pensato, abbiamo ottenuto un risultato simile in una città moderata come la nostra Bossi non è così stupido: io ho raccolto migliaia di preferenze, ma erano tutte del partito perché a quell’epoca non ero così noto».
Monza, l’ex sindaco Mariani apre il cassetto dei ricordi con il Senatùr: gli esordi non facili
Per i primi militanti gli esordi non sono stati per niente facili: «A Desio io e Aldo Moltifiori – rievoca Mariani – ci siamo ritrovati per una riunione in un campo di mais perché ci dicevano che era meglio non farsi vedere: una volta eletti in consiglio comunale ci accusavano di essere razzisti e ignoranti, ci hanno bucato le gomme una infinità di volte e ci hanno minacciato ripetutamente al telefono. Una sera siamo scappati da Cavenago perché mentre attaccavamo i manifesti hanno preso a sprangate il furgone di Brambilla e a Brugherio, durante un comizio, ci hanno salvato i carabinieri che ci hanno scortato fino al ponte della Candy».
Monza, l’ex sindaco Mariani apre il cassetto dei ricordi con il Senatùr: lo stile di Bossi
Fin dall’inizio Bossi ha attirato l’attenzione dei media internazionali: «Nel ‘92, a un comizio al cinema Teodolinda, sono arrivate per intervistarlo una televisione austriaca e una finlandese – prosegue Mariani – è stato molto divertente perché lui non era per niente interessato in quanto preferiva fare foto con la gente e distribuire cappellini. Ha avuto fin da subito un gran seguito perché ha rotto gli schemi, ha detto in modo chiaro quello che in molti pensavano: come segretario di partito è sempre stato presente, spesso chiamava alle tre di notte, al rientro da qualche riunione, per chiedere come andava in Brianza».
Il suo stile era lontanissimo da quello dei politici della Prima Repubblica tanto che sono diventate proverbiali le sue canottiere e le tavolate alle feste della Lega. «Eppure – rivela l’ex sindaco – mangiava pochissimo: solo pizza e pasta al pomodoro: al ristorante non l’ho mai visto ordinare carne o pesce ed era astemio, beveva solo acqua e Coca Cola».
Monza, l’ex sindaco Mariani apre il cassetto dei ricordi con il Senatùr: il ricordo più prezioso
Il ricordo più bello che serba di Bossi coincide con un momento doloroso: «Era il 1994, quando è mancata mia moglie – spiega – mi ha telefonato subito e quando ci siamo visti abbiamo parlato, mi ha detto di pensare a mio figlio».
L’anno scorso lo ha incontrato per l’ultima volta, durante una visita a Gemonio con l’ex deputato Paolo Grimoldi: «Da medico – riflette – mi sono sempre stupito di come sia sopravvissuto tanti anni in modo lucido alla malattia».
Domenica scorsa l’ex sindaco ha partecipato alle sue esequie a Pontida: «Non mi sono piaciuti i fischi a Salvini – commenta – i funerali andrebbero seguiti in silenzio, con rispetto. Ora mi auguro che lascino lavorare Roberto Calderoli alla riforma sull’autonomia: il percorso sarà molto lungo, ma lui ha già affittato la ruspa per scavare la galleria».