«Rivendico tutto: era Bossi che urlava, era la sua voce». Dario Asnaghi, 39 anni, ex leghista e oggi segretario cittadino del “Patto per il Nord” di Meda, è il protagonista di un video diventato virale sui social. Domenica 22 marzo era a Pontida per i funerali di Umberto Bossi, morto a 84 anni. «Ridacci la Lega, Salvini. Ridacci la Lega», ha urlato il medese all’indirizzo di Matteo Salvini. Il segretario federale della Lega non ha risposto, ma c’è stata la reazione della sua compagna, Francesca Verdini, che, raggiunto Asnaghi, gli dice: «Sei a un funerale, cafone, vai a casa».
Salvini contestato ai funerali di Bossi, il medese Asnaghi: «Non ero andato per fare uno show, mi sono innervosito»
«Io calpesto quel prato da quando ho 14 anni, lei (Verdini ndg) non conosce quel posto e i valori di Bossi, mi ha dato del cafone quando il feretro era già andato via. Quello è il nostro prato». Un siparietto che Asnaghi avrebbe voluto evitare: «Quando ho visto Salvini con il fazzoletto verde mi sono innervosito– ammette – ma io non ero andato al funerale di Bossi per fare uno show, io ero lì per ricordare da dove è partito tutto, purtroppo Salvini ha “rubato” la Lega. Oggi lui non rappresenta gli ideali di Bossi».
Salvini contestato ai funerali di Bossi, il medese Asnaghi e il confronto mancato
Subito dopo l’accaduto, considerata la eco a livello nazionale, il segretario medese ha diramato un comunicato stampa.
«Lascia sinceramente un po’ sconcertati vedere un segretario di partito e ministro che, invece di metterci la faccia e affrontare un confronto diretto, preferisce defilarsi lasciando spazio alla propria compagna e sottraendosi al dialogo – scrive Asnaghi – in politica, soprattutto in certi ruoli, il confronto è fondamentale: si può essere d’accordo o meno, ma non ci si può tirare indietro. Fermo restando che il momento non era dei migliori e che il contesto poteva essere delicato, resta però evidente che certi atteggiamenti non aiutano né a chiarire le posizioni né a dare un’immagine seria e credibile. Chi non conosce la mia storia, il mio percorso e soprattutto ciò che rappresenta davvero la vera Lega, avrebbe fatto meglio a mantenere un profilo più rispettoso e a restare al proprio posto. Oggi, però guardo avanti: grazie al “Patto per il Nord” e a Paolo Grimoldi sono convinto, anzi certo, che le nostre battaglie potranno tornare a dare voce alle decine di migliaia di persone abbandonate e tradite, che però non hanno mai perso il sapore della libertà».