Hai un lavoro ma sei povero. Contraddizione? Non proprio. Perché a incidere è la retribuzione. È elementare: se guadagni poco e la vita costa cara, e magari hai una famiglia, anche con un’occupazione sei un “working poor”. E come se la passa la provincia di Monza e Brianza? A livello regionale, secondo il Focus monotematico di Polis Lombardia, considerando la retribuzione mensile dei lavoratori a tempo pieno, è quella con la percentuale minore di lavoratori poveri (9,6%). Ma c’è un ma: è infatti da primato per la più alta incidenza di working poor fra i lavoratori part-time (31,1%). Si tratta di dati che fanno parte di una analisi della Cisl Monza Brianza e Lecco sul fenomeno.
Monza e Brianza, cresce il lavoro povero: i numeri dell’occupazione
E se l’occupazione su base annua sale e la disoccupazione scende, “secondo l’Istat – osserva il sindacato – l’aumento è sintesi di un calo di 57mila occupati tra i giovani fino a 34 anni e di un aumento di 370mila occupati nella fascia d’età over 50”. L’espansione occupazionale, quindi, “non riesce a includere adeguatamente né giovani né donne, uno dei nodi davvero critici da sciogliere”.
Tra l’altro, osserva ancora la Cisl MB, “se il tasso di disoccupazione ha raggiunto il minimo storico, questo trova una spiegazione anche grazie al fatto che quanti non cercano più attivamente un lavoro, peraltro in aumento, si collocano nel segmento dell’inattività”. Fenomeno che riguarda soprattutto le donne, che vivono situazioni spesso critiche sul piano familiare, “alle prese a un tempo con minori e anziani”. E maggiore è la permanenza fuori dal mercato del lavoro “e meno probabile è il rientro”. Il mercato del lavoro in provincia di Monza Brianza prevede 4.680 entrate complessive ad aprile 2026, con una riduzione di 550 unità nel confronto con aprile 2025 e una ulteriore variazione negativa di 1.340 unità nel confronto trimestrale aprile-giugno. “Peraltro – precisa ancora il sindacato – solo nel 33% dei casi le entrate previste saranno stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato”.
Monza e Brianza, cresce il lavoro povero: le proposte della Cisl
«In Italia non esistono politiche specificamente dedicate a combattere il lavoro povero – dice il segretario Cisl Mb Lecco Mirko Scaccabarozzi – Alcune delle misure esistenti hanno un effetto indiretto sulla povertà lavorativa integrando i redditi individuali e familiari. Tuttavia la presenza di minori rappresenta un fattore di rischio di povertà cruciale. Grazie all’introduzione dell’assegno unico universale anche lavoratori delle piattaforme, parasubordinati e autonomi hanno accesso al beneficio. Rimangono tuttavia penalizzate le famiglie con più redditi per via della soglia Isee». La Cisl ritiene ormai necessario e ineludibile pensare a un insieme di politiche salariali, contrattuali e per le famiglie, per proteggere lavoratori considerati ‘periferici’, che in Italia sono quasi la metà degli occupati e invita a non dare per scontato che il lavoro ‘standard’ protegga dalla povertà solo perché oggetto di garanzie maggiori.