Uno spettacolo che è un assolo a metà tra il recital e la stand-up. Valerio Aprea, il poliedrico attore romano noto per i suoi monologhi dissacranti e per alcuni ruoli tra cinema e televisione (tra questi l’interpretazione in “Smetto quando voglio”, che gli è valsa la candidatura ai David di Donatello), porta sul palco del Binario 7 sabato 14 marzo alle 21 e domenica 15 marzo alle 16 Lapocalisse, un testo scritto con Marco Dambrosio, in arte Makkox, disegnatore e vignettista, ospite di trasmissioni televisive e collaboratore di testate giornalistiche.
Monza: Valerio Aprea al Binario 7 per “Lapocalisse” firmata Makkox, un dialogo creativo
Lo spettacolo nasce dall’esperienza televisiva di Propaganda Live su La7 dove i monologhi scritti da Makkox e interpretati da Aprea hanno riscontrato molto successo per la capacità di raccontare con una nota ironica, ma mai superficiale, fatti di attualità. Alcune delle rappresentazioni più significative nate in quel contesto sono state rielaborate per questo lavoro teatrale con una drammaturgia più ampia che coinvolge e chiama in causa in modo diretto gli spettatori.
Al centro dello spettacolo c’è il dialogo creativo che intercorre tra i due artisti: Makkox con la sua scrittura lucida analizza la realtà contemporanea; Aprea la narra con ritmo e scrupolosa precisione.
L’attore prova a ragionare, con sguardo ironico e disincantato, sulla percezione del nostro presente fatto di allarmismi e di catastrofismi, dove tutto sembra andare a picco. Insomma, l’apocalisse sembra dietro l’angolo, imminente e inevitabile.
Monza: Valerio Aprea al Binario 7 per “Lapocalisse” firmata Makkox, la chiave di lettura
Ma è davvero così? Non c’è ancora un filo di speranza? La possibilità di cambiare rotta? E se così fosse, siamo sicuri che vorremmo veramente cambiare? E a che condizioni? L’attore ruota attorno al concetto di cambiamento, parla di scienza e del suo opposto, di algoritmi e di semplici abitudini quotidiane, di condizionamenti esterni per cercare di scongiurare l’apocalisse che pare incombere sulle nostre teste offrendo una chiave di lettura.
«Marco – ha scritto Aprea presentando lo spettacolo – vede la realtà tipo Keanu Reeves in Matrix quando alla fine la decripta riuscendo a leggerla in quelle stringhe di dati verdi tipiche delle macchine. Lavorare con lui è come lavorare con un Avenger. Grazie a Marco ho scoperto di poter umilmente azzardare ad avventurarmi oltre la soglia di demarcazione tra attorialità, esclusivamente esecutivo-performativa a me pertinente, e autorialità creativo-ideativa che a me era stata sin qui preclusa. Con lui ho stabilito un rapporto che mi sentirei di paragonare, in termini automobilistici da Formula 1, a quello tra ingegnere-costruttore (lui) e pilota-collaudatore-meccanico (io)».