«I politici di oggi dovrebbero avere come punto di riferimento i capitoli 4 e 5 dell’enciclica di papa Leone XIV Magnifica Humanitas». Non ha dubbi Peppino Zola, assessore ai Servizi Sociali e vicesindaco di Milano tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, tra i primi giovani a essere conquistato dall’insegnamento di don Luigi Giussani. Dell’incontro con il fondatore di Cl, che ha impresso una svolta nella sua vita, ha parlato giovedì 8 ottobre al liceo Dehon di Monza durante la presentazione del suo libro “Carissimo don Gius – Lettere postume al mio padre nella fede” organizzata dal consigliere regionale di Forza Italia Jacopo Dozio e dall’associazione Territori e Sussidiarietà presieduta dal consigliere comunale Pier Franco Maffè.
Monza: una sera sulle orme di don Gius al Dehon, presente anche Roberto Formigoni
Zola, nel corso di una chiacchierata con l’ex presidente della Regione Roberto Formigoni, ha raccontato come don Giussani, suo professore di religione negli anni Cinquanta al liceo Berchet di Milano, lo abbia condotto alla conversione «adagio, adagio», a diciannove anni. «Il primo giorno – ha detto – è entrato in classe di corsa perché aveva fretta di parlarci di Gesù. Si occupava di noi in modo appassionato. Ogni volta dava risposte ai miei dubbi e alle mie domande: ci ha educati ad affrontare tutti gli aspetti della vita e, davanti alle incertezze, a chiederci cosa il Signore ci domanda. Oggi penso con un certo terrore cosa sarebbe stata la mia esistenza senza quell’incontro».
Il sacerdote è stato un «padre» anche per Formigoni: «Sapevo che potevo andare da lui quando avevo bisogno – ha rivelato l’ex presidente – tante volte era lui a chiamarmi quando ero in difficoltà».
Monza: una sera sulle orme di don Gius al Dehon, incontro organizzato dal consigliere Dozio e da Territorio e Sussidiarietà
«Non ci ha mai spinto a fare politica – ha spiegato Zola – ma ci ha educato a usare la libertà nei confronti delle circostanze che si presentavano»: per lui, come per altri aderenti al movimento di Cl, l’impegno amministrativo è stato un passo «inevitabile». Oggi, a suo parere, i vescovi e «le autorità cristiane dovrebbero avere più coraggio nel fare proposte» comprensibili ai «più poveri del regno di Dio» mentre i politici «hanno il dovere di avere l’Annuncio come riferimento».
«Serate come queste – ha commentato Dozio – servono per porre domande e smuovere le coscienze». I confronti promossi su diverse tematiche dal consigliere regionale e da Territori e Sussidiarietà incarnano, secondo Formigoni, il «modo giusto di fare politica». «Il politico deve sempre rendere conto della fiducia ricevuta – ha dichiarato – perché qualcuno lo ha eletto, lo ha scelto, gli ha dato un incarico e chi non lo fa è un ingrato: per questo mi sono sempre battuto per le preferenze vere, non le mezze di oggi. Ho fatto campagne elettorali bellissime incontrando la gente: se oltre il 50% delle persone non vota» è perché si è perso il contatto con chi le rappresenta.