La causa di beatificazione di don Luigi Giussani, il sacerdote fondatore di Comunione e Liberazione, sta vivendo davvero momenti di particolare attenzione. Dopo la conclusione della fase diocesana, avvenuta lo scorso maggio, il materiale raccolto è ora al vaglio del Dicastero per la Causa dei Santi. È un passaggio decisivo, quello in cui la Chiesa esamina con rigore documenti, testimonianze e soprattutto gli elementi che potrebbero configurare un miracolo attribuito all’intercessione del sacerdote desiano.
In questo contesto si inseriscono le parole di monsignor Ennio Apeciti, delegato dell’arcivescovo di Milano per la causa, che proprio in occasione del Meeting di Rimini, il tradizionale appuntamento estivo organizzato da Comunione e Liberazione, diventato momento di cultura e di confronto, ha lasciato intendere come il percorso potrebbe aver imboccato una direzione nuova.
Desio, la causa di beatificazione di don Luigi Giussani al passaggio decisivo
Il sacerdote, che ha conosciuto personalmente don Giussani e ne segue da anni l’iter canonico, ha parlato dell’esistenza di episodi che meritano attenzione, casi che non solo hanno suscitato il suo interesse, ma che potrebbero essere sottoposti alla valutazione della Santa Sede. Apeciti ha accennato a una guarigione che ritiene particolarmente significativa, pur mantenendo il riserbo necessario in questa fase.
Non sta a lui, del resto, rivelare ciò che è nelle mani del Dicastero per la Causa dei Santi. Le sue dichiarazioni hanno inevitabilmente alimentato l’attesa tra i fedeli e nella comunità di Comunione e Liberazione, che guarda a questo processo non come a un riconoscimento formale, ma come alla conferma di una storia spirituale che ha segnato generazioni. Don Giussani, con la sua proposta educativa, ha lasciato un’impronta profonda nella vita ecclesiale italiana e internazionale. Per molti, la possibilità che venga dichiarato beato rappresenta la naturale conseguenza di un carisma che continua a generare frutti.
A Desio, città natale di don Giussani, notizia accolta con un misto di emozione e prudenza
A Desio, la sua città natale, la notizia delle parole di Apeciti è stata accolta con un misto di emozione e prudenza. Qui la figura di don Giussani è parte della memoria collettiva: la piazza a lui dedicata, la casa natale, la scuola che frequentò sono luoghi che raccontano la sua presenza e la sua formazione. Negli ultimi mesi si è parlato più volte della necessità di valorizzare questi spazi, di renderli parte di un percorso cittadino che permetta alle nuove generazioni di conoscere la storia di un uomo che da Desio partì per dare vita a un movimento oggi diffuso in tutto il mondo.
La possibile individuazione di un miracolo, requisito indispensabile per la beatificazione, apre dunque uno scenario nuovo. Non si tratta di un automatismo: la Chiesa procede con cautela, verifica ogni dettaglio, ascolta esperti e medici, confronta testimonianze. Ma il fatto che un caso sia stato ritenuto meritevole di attenzione è un segnale che molti attendevano.
Se il Dicastero dovesse riconoscere ufficialmente un miracolo, il cammino verso la beatificazione potrebbe accelerare. Per la comunità ecclesiale sarebbe un momento di grande significato; per la città di Desio, un’occasione per riscoprire un tratto della propria identità; per Comunione e Liberazione, un riconoscimento del valore originario del carisma di don Giussani.
In attesa delle decisioni della Santa Sede, resta la discrezione che accompagna ogni causa di beatificazione. Ma resta anche la percezione diffusa che qualcosa si stia muovendo. E che la storia di don Luigi Giussani, già così feconda, possa presto arricchirsi di un nuovo capitolo.