Vino al metanolo, quaranta anni fa la strage che mise in ginocchio l’Italia del vino. Per le vittime nessun risarcimento se non una misera pensione. A ricordare quei momenti tragici Roberto Ferlicca, novese, il maggiore dei quattro figli di Valeria Zardini, rimasta cieca dopo aver bevuto del vino acquistato al supermercato.
Vino al metanolo 40 anni dopo, la storia di Valeria Zardini
Amava cenare sorseggiando un buon bicchiere di vino Valeria Zardini, di solito il vino lo acquistavano dall’Oltrepò pavese, ma era finito. Il marito Mimmo Ferlicca andò ad acquistare una bottiglia al supermercato: un bottiglione di Barbera. Tutto questo per la moglie. Lui era astemio. Quel vino ha cambiato la vita di Valeria Zardini. Il 6 marzo di quaranta anni fa, infatti, dopo una notte tormentata da dolori lancinanti allo stomaco, venne accompagnata dal figlio Roberto all’ospedale Sacco di Milano. La diagnosi non lasciava dubbi: avvelenamento da metanolo.

Vino al metanolo 40 anni dopo, l’alcol metilico avvelenò la donna
Sono trascorsi quaranta anni da quella che i giornali dell’epoca definirono la “strage del metanolo”: diciannove vittime, 23 rimasero cieche. Uno scandalo che mise in ginocchio un mercato importantissimo per l’industria italiana, quella del vino.
«Mia madre aveva sessanta anni all’epoca, abitava con mio padre a Quarto Oggiaro – ha ricordato Roberto Ferlicca – l’alcol metilico con cui era stato alterato il vino che aveva bevuto le danneggiò gli organi, al Sacco procedettero alla rigenerazione che le salvò la vita, ma il nervo ottico risultò irrecuperabile, mia madre rimase cieca per il resto dei suoi giorni, un danno fisico grave e psicologico che la segnò profondamente».
Vino al metanolo 40 anni dopo, le indagini e il processo: nessun risarcimento
Dopo Valeria Zardini altre persone si presentarono al Sacco con sintomi simili. Era il vino il “killer”, come venne definito e dietro quel vino le indagini portarono a individuare dei responsabili e all’arresto nell’aprile dello stesso anno di Giovanni e Daniele Ciravegna, rilasciati l’anno successivo.
«Nell’86 iniziò subito il processo – ha continuato Roberto Ferlicca – all’epoca si parlò di un risarcimento miliardario, ma nessuno ha mai ricevuto un centesimo, mia madre ricevette una pensione minma di circa quattrocentomila lire che, a detta loro, sarebbero dovute servire per pagare un infermiere per l’assistenza sanitaria».
Vino al metanolo 40 anni dopo, il comitato delle vittime
Roberto Ferlicca aveva fondato anche un Comitato delle vittime del vino al metanolo per portare avanti con più compattezza i loro diritti, ma nulla, non c’è mai stata una risposta. «Ho scritto a tutti i governi che si sono succeduti – ha concluso Ferlicca – ma non ho mai avuto una risposta, l’unico politico che ha cercato di interessarsi è stato Ermete Realacci dei verdi, per il resto nessuno si è degnato di dare una risposta». E intanto sono trascorsi quaranta anni.