Più che invernali, sono “infernali”: c’è chi dice no alle Olimpiadi Milano Cortina 2026 con un presidio organizzato nel cuore del centro storico, a poche centinaia di metri dal luogo in cui si sono svolte le celebrazioni ufficiali.
La Rete Lotte Sociali Monza e Brianza ha dato appuntamento in largo Mazzini alle 18 di mercoledì, proprio mentre la fiaccola olimpica, dalla Villa reale, stava muovendo per arrivare in piazza Trento e Trieste, dove è stato acceso il braciere. L’annuncio è stato condiviso nel weekend anche sui social degli antagonisti della Foa Boccaccio 003, che in un lungo post associano alla manifestazione sportiva le parole “devastazione”, “sfruttamento” e “genocidio”.

Monza, il presidio di chi dice no alle Olimpiadi: le motivazini di Rete Lotte Sociali Monza Brianza
“Milano Cortina è speculazione e devastazione ambientale”, sostengono, perché “le zone montane interessate dall’evento hanno subito un attacco pesantissimo: taglio di ampie zone boschive, cementificazione di aree verdi, interventi invasivi a supporto di attività non più compatibili con i cambiamenti climatici” e perché “a Milano le trasformazioni di grandi aree sono finalizzate a garantire la massima rendita ai privati”.

“Milano Cortina – hanno rilanciato nei giorni scorsi – è sfruttamento e morte sul lavoro” per via “del reclutamento di un esercito di volontari per ricoprire mansioni un tempo pagate” e per “la morte, nei cantieri delle Olimpiadi, di due lavoratori” – l’ultima lo scorso 8 gennaio.
“Milano Cortina è complicità con il genocidio e militarizzazione”, per concludere: “La partecipazione di atleti isreaeliani alle Olimpiadi, mentre continua il genocidio in Palestina, è una vergogna per il mondo dello sport e dei suoi valori”.