Monza e Brianza, persi 15mila posti di lavoro e in 19mila non cercano un’occupazione o non la trovano più

A Monza e in Brianza il dato peggiore di tutta la regione: la preoccupazione della Uil Monza e Brianza anche per il lavoro femminile e il boom di inattivi
Lavoro siderurgia - foto KamranAydinov/Freepik
Lavoro siderurgia – foto KamranAydinov/Freepik

Occupazione: Monza e Brianza è la provincia lombarda che soffre di più. Ha perso 15.245 occupati e ha visto un balzo degli inattivi, oltre 19mila. Numeri che sono stati diffusi dalla Uil Lombardia in base a uno specifico rapporto elaborato su dati Istat, l’Istituto nazionale di statistica. Il mercato del lavoro in Lombardia “conferma nel 2025 una complessiva capacità di tenuta, ma dietro i dati medi regionali si nascondono profonde asimmetrie e segnali di fragilità che riguardano soprattutto donne, giovani e alcune province storicamente produttive” dice il sindacato.

Occupazione, il report della Uil Lombardia: gli occupati in regione crescono mentre in Brianza calano

A livello regionale nel 2025 gli occupati sono lievemente saliti, di quasi 29mila unità, passando a 4.566.798 e, contestualmente, il tasso di disoccupazione è sceso dal 3,7% al 3,0%. Ma preoccupa l’aumento degli inattivi, persone che non hanno un lavoro perché hanno smesso di cercarlo o non riescono più a rientrare nel mercato, cresciuti di 34.863 unità, portando il tasso di inattività dal 37,1% al 37,4%.

A livello provinciale la Città Metropolitana di Milano si conferma il motore principale della regione con 33.477 occupati in più e una disoccupazione al 3,0%. Tengono Brescia (+8.021 occupati), Varese (+6.524) e Pavia (+4.882) mentre, come detto, Monza e Brianza è la provincia che soffre di più, con una perdita di 15.245 occupati e un balzo degli inattivi (+19.010). In calo anche gli occupati a Lecco (-5.010), Cremona (-3.074), Bergamo (-2.655) e Como (-1.420). Tra i giovani, la fascia 15-34 anni, il tasso di inattività sale al 45,0%, superando il 50% per le giovani donne. Altra particolarità è il calo dei lavoratori dipendenti a favore degli autonomi.

Occupazione, Pagani (Uil Monza e Brianza): “Preoccupano anche i 20mila inattivi in Brianza”

Il rapporto – dice il segretario confederale Uil Salvatore Monteduro –evidenzia un forte squilibrio di genere: la crescita occupazionale è quasi interamente maschile (+28.827 uomini contro appena +147 donne). Il tasso di occupazione femminile rimane sostanzialmente fermo al 45,9%. Preoccupa inoltre la composizione del lavoro: a livello regionale il lavoro dipendente cala di 46.017 unità, mentre cresce quello indipendente (+74.990), sollevando interrogativi sulla stabilità e sulle tutele dei nuovi occupati. Se cala il lavoro dipendente e cresce l’inattività in territori chiave, significa che è indubbio che serva una politica del lavoro più coraggiosa, mirata alla qualità e all’inclusione di donne e giovani

Monza e Brianza, storicamente cuore pulsante della manifattura e del terziario lombardo, sta segnando il passo in modo preoccupante – dice il coordinatore territoriale della UIL Monza e Brianza, Gian Carlo Pagani – Essere il fanalino di coda della regione, con oltre 15 mila posti di lavoro persi in un solo anno, è un segnale di deindustrializzazione e di fragilità del sistema locale che richiede risposte immediate. E poi c’è “l’esplosione dell’inattività”. “Quasi 20 mila persone nel nostro territorio hanno smesso di cercare un’occupazione o sono state espulse dal circuito produttivo senza possibilità di rientro – aggiunge Pagani – Non basta che Milano corra; serve che Monza torni a essere messa in condizione di produrre e includere, con investimenti mirati e politiche attive che proteggano la qualità dell’occupazione, oggi troppo sbilanciata verso forme contrattuali precarie

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