Sono passati poco più di due anni da quando il Consiglio di Stato ha detto che il delfino realizzato da Lucio Fontana (l’artista fondamentale nella storia dell’arte italiana del Novecento) per la fontana di Villa Tagliabue a Monza sarebbe dovuto tornare al suo posto.
È successo: martedì mattina. 21 aprile. A distanza di dieci anni dal tentativo di vendita della scultura da centinaia di migliaia di euro, l’opera è stata rimessa nella piscina dell’attuale Sporting club, in viale Brianza, assecondando la sentenza che ha confermato che era stata una commissione della famiglia Tagliabue (il petroliere) per quello spazio, e quindi non poteva essere rimossa e venduta.
La terracotta smaltata di oltre tre metri di lunghezza era stata realizzata nel 1951 su commissione e nel novembre 2016 era apparsa all’asta con un prezzo base di 400-500mila euro alla InnAuction di Innsbruck, in Austria: non è mai stata battuta. Perché era arrivato lo stop della Soprintendenza di Milano.
Monza, il delfino tornato allo Sporting: la decisione del Consiglio di Stato nel 2024
Nel 2024 a mettere la parola fine dopo quasi dieci anni alla volontà dell’Immobiliare Sporting club Monza spa, la proprietà di Villa Tagliabue – cosa diversa dall’associazione che gestisce lo Sporting – ci aveva pensato il Consiglio di Stato, che aveva negato la possibilità della vendita e aveva ordinato di rimettere la scultura al suo posto. A nulla erano valsi i ricorsi prima al Tar e poi al Consiglio di Stato degli avvocati dell’immobiliare: i giudici hanno dato ragione alla Soprintendenza di Verona, a quella di Milano, al ministero della Cultura e al segretariato regionale del ministero stesso che hanno contestato la rimozione della scultura dalla sua collocazione. «L’opera era stata messa in vendita per ragioni di bilancio – aveva dichiarato due anni fa Bruno Santamaria, uno dei legali che hanno difeso l’immobiliare monzese – ma i tribunali hanno deciso che è parte integrante della piscina e quindi è vincolata. Nonostante Verona, a dire il vero, avesse chiesto il parere a un ente di Roma specializzato e avesse ottenuto il sì».
Monza, il delfino tornato allo Sporting: la risoluzione a inizio settimana
Non era bastato: per il Consiglio di Stato ha ritenuto valida la norma che vieta in mancanza di autorizzazione il distacco di “affreschi, stemmi, graffiti, lapidi, iscrizioni, tabernacoli e altri elementi decorativi di edifici, esposti e non alla pubblica vista”. I giudici avevano portato a sostegno dell’unitarietà del progetto della piscina firmato da Giulio Minoletti con la scultura di Fontana anche l’ampia pubblicistica dell’epoca e hanno ritenuto che “l’organizzazione degli annessi di Villa Tagliabue manifestano un mecenatismo caratteristico degli industriali del secondo dopoguerra ed esprimono le relazioni intercorrenti tra vari settori della società”.
E ancora: il consiglio ha confermato la valutazione del Tar riguardo “la fortuna critica della piscina e del suo apparato decorativo, quale esemplificazione del gusto e dello stile di vita degli imprenditori italiani protagonisti del boom economico”. Sono poi serviti, dalla sentenza, un altro paio di anni per sbrigare le pratiche, operazione che la proprietà ha affidato al gallerista monzese Maurizio Caldirola, intervento risolto a inizio settimana.