“In caso di neve c’è Colmar” recitava una pubblicità degli anni Settanta, la cui immagine si rifaceva al cartello stradale che avvisa di mettere le catene alle ruote delle automobili. In caso di neve, appunto.
La scomparsa di Mario Colombo: il nome del nonno fondatore dell’azienda nata nel 1923
E del manto bianco l’azienda nata a Monza nel 1923 continua a essere una preziosa alleata tanto che ai Giochi olimpici di Milano Cortina 2026 ha vestito le squadre di sci alpino di Francia, Slovenia e Belgio. Chissà se Mario Colombo, fondatore con la moglie Irma della Manifattura Mario Colombo & C. che produceva prima cappelli di feltro e ghette e poi abiti da lavoro, avrebbe pensato di arrivare così in alto. Lui che aveva inventato il nome del marchio, unendo le iniziali di cognome e nome, in un pomeriggio al bar mentre chiacchierava con gli amici.

La scomparsa di Mario Colombo: il senso della neve, Leo Gasperi e il Thirring
Il senso per la neve, però, apparteneva in modo naturale a Colombo che aveva incominciato a vestire con le sue tute da lavoro i primi sciatori, autentici pionieri. E pensava che quelle tute potessero essere ulteriormente perfezionate con tessuti più resistenti. La prima occasione si presentò negli anni Trenta quando Leo Gasperl, detentore del record di velocità del chilometro lanciato, chiese una divisa adatta alla sua disciplina. Colmar produsse per lui, su licenza, il Thirring, un mantello che si gonfiava facendo sembrare il saltatore un pipistrello. E con quell’apertura alare Gasperl, che divenne poi maestro di sci di Gina Lollobrigida, Mike Bongiorno e dell’Aga Khan, raggiunse per la prima volta la velocità di 136 chilometri orari.
La scomparsa di Mario Colombo: l’incontro di Colmar con Zeno Colò
L’eredità di Mario Colombo, scomparso prematuramente, passò alla moglie e ai figli Giancarlo e Angelo. Passata la guerra, l’azienda vinse l’appalto per fornire le tipiche sahariane alla Legione straniera francese e divenne fornitrice della Federazione italiana sport invernali, un rapporto che durò fino al 1992.
Negli anni ’40 un grande campione entrò in contatto con l’azienda monzese, Zeno Colò, per il quale la signora Irma, mentre sorseggiava un the in sua compagnia, inventò una straordinaria guaina (rimasta in collezione per oltre vent’anni) in filanca, tessuto tipico dei corsetti femminili, che riduceva l’attrito con l’aria. Malgrado lo scetticismo di qualcuno, Colò con quella giacca aderentissima, vinse numerose gare e Colmar divenne il marchio per eccellenza dello sci.
La scomparsa di Mario Colombo: Colmar e la Valanga azzurra
Un’eccellenza destinata a crescere ancora di più negli anni della “mitica” valanga azzurra con Gustav e Roland Thoeni, Piero Gros, Paolo De Chiesa e compagni. Uno di loro Erwin Stricker (morto a 60 anni nel 2010) battezzò bonariamente la sua giacca “Ceffa” per sottolineare la sfrontatezza delle linee. Per realizzare i suoi capi l’azienda collaborò con il Politecnico di Milano testandoli nelle gallerie del vento di Fiat e Moto Guzzi.
La scomparsa di Mario Colombo: la giacca per Bormio
Nel 1985 Bormio fu sede dei campionati del mondo e per quell’occasione Colmar creò una giacca a vento con il nome della città valtellinese, un modello con l’imbottitura completamente asportabile, che fu fornita allo staff organizzativo della manifestazione. Con l’avvento dello snowboard furono creati modelli coloratissimi che richiamano un senso di libertà tipico di quella disciplina.
La scomparsa di Mario Colombo: Colmar, la moda e il golf
Ma non c’è solo la neve in casa Colmar. C’è la moda, con capi da indossare anche in città, e ci sono altri sport come il golf. Campioni come Costantino Rocca ed Edoardo Molinari hanno vestito capi Colmar e hanno collaborato per creare divise per la loro disciplina. Oggi l’azienda, sempre legata a Monza, continua il suo percorso di innovazione, ricerca e creatività all’insegna dello stile. Rimane l’impronta familiare con la quarta generazione che già lavora in azienda.