“Stop ai cantieri nelle ore di picco, la salute non è una merce, la sicurezza non è un costo: con il caldo estremo ci si ferma, nessun profitto aziendale vale la vita di un operaio. Pretendiamo l’Ordinanza Caldo subito” dicono i rappresentanti brianzoli di Cgil e Fillea insieme ai colleghi lombardi del sindacato. Che ricordano come ogni anno in Italia avvengano 4mila infortuni sul lavoro causati dal caldo eccessivo. Di qui la richiesta della ordinanza “con l’obiettivo di replicare ed estendere tempestivamente l’Ordinanza n. 348 dello scorso anno che prevedeva il blocco totale dei lavori all’aperto dalle 12.30 alle 16 nei cantieri edili e nelle cave durante le giornate a rischio “alto” riportate sul portale Worklimate”.
Caldo estremo e lavoro all’aperto: “Le imprese edili possono sospendere i lavori chiedendo la Cassa integrazione guadagni ordinaria”
La Cgil e Fillea Cgil brianzole spiegano che le imprese edili del territorio della Brianza “possono e devono sospendere le lavorazioni richiedendo la Cassa integrazione guadagni ordinaria quando la temperatura reale o percepita supera i 35 gradi”. Ed esortano le aziende brianzole “ad accordi aziendali per anticipare i turni di ingresso, per esempio alle 6, così da completare le gettate di cemento o i lavori sui ponteggi prima del picco solare”.
Sono infatti i lavoratori edili i più esposti a colpi di calore, cali di attenzione e gravi incidenti. Secondo la segretaria generale della Fillea Cgil Monza e Brianza, Maria Ciociola, la salute e la vita dei lavoratori non possono essere una variabile economica: “la tutela della vita e della salute degli operai deve essere l’assoluta priorità e non può essere subordinata alle scadenze economiche dei committenti o alla produttività aziendale, esortando gli operai stessi a esigere lo stop in presenza di tali condizioni meteo anche contattandoci filleabrianza@cgil.lombardia.it. Il lavoro deve dare dignità, non togliere la vita”.
Le misure di prevenzione obbligatorie per proteggere i lavoratori dal rischio calore sono stabilite dal Testo Unico sulla Sicurezza e dai protocolli vigenti, il datore di lavoro ha l’obbligo legale di valutare questo rischio e attuare interventi mirati per azzerarlo, deve inserire il rischio da “microclima e stress termico” nel Documento di Valutazione dei Rischi, deve identificare, tramite il medico competente, i lavoratori “fragili” o con patologie (es. cardiopatie, diabete) maggiormente esposti ai pericoli del caldo e deve provvedere al controllo quotidiano dei bollettini meteo e degli indici di rischio (es. piattaforma Worklimate) per pianificare le attività.
Caldo estremo e lavoro, la Cgil MB: “Anche i Comuni hanno il dovere di controllare che le imprese tutelino i dipendenti”
“I rischi legati allo stress termico e l’impatto che hanno sulla salute non hanno più bisogno di spiegazioni perché ci sia un’azione tempestiva da parte delle nostre istituzioni”, dichiara Federica Cattaneo Segretaria CGIL Monza e Brianza, che aggiunge: “Anche i Comuni, importanti committenti pubblici, hanno il dovere di controllare che le imprese appaltatrici, non solo nel settore dell’edilizia, abbiano attivato tutte le misure necessarie per tutelare i loro dipendenti. Purtroppo – prosegue Cattaneo – negli appalti troppo spesso e a maggior ragione con la proliferazione dei subappalti, le committenti, pubbliche o private che siano, non si preoccupano di cosa accade veramente durante i lavori delle attività appaltate, ed è ancora più grave quando si tratta della salute e della sicurezza. Nella nostra provincia il settore dell’edilizia per numero di infortuni sul lavoro è al primo posto da anni”.