Carissima casa di riposo, a Monza e in Brianza e nel Lecchese si spendono in media 87 euro al giorno

Il report realizzato dalla Fnp Cisl: sul territorio presenti 73 Residenze sanitarie assistite, il nodo dei tempi di attesa e il fenomeno delle "migrazioni" anche in altre regioni
Assistenza anziani
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Carissima Rsa: in media nel territorio della Ats Brianza, Monza e Brianza e il Lecchese, un ospite di una delle 73 residenze sanitarie assistite presenti deve pagare oltre 87 euro al giorno, circa 2.600 euro al mese, oltre 31mila euro all’anno. Si tratta delle cifre più elevate a livello regionale ad eccezione della ATS Città Metropolitana di Milano dove si arriva anche a quota 97,85 euro, e nel caso dei cosiddetti “solventi” anche a 103 euro. Numeri di un Report realizzato annualmente dalla Fnp, il sindacato dei pensionati della Cisl, che analizza i dati forniti da Regione Lombardia, dalle Ats e dalle singole strutture.

Cifre “monstre” che si scontrano con pensioni spesso insufficienti a coprirle. E quelle delle Rsa diventerà sempre più un problema pressante e centrale nel territorio, dato l’innalzamento dell’età media. “Su 1.213.050 abitanti nel territorio all’1 gennaio 2025 – dice la Cisl – si contano infatti 295.514 over 65enni , il 24,36%, 5000 in più del 2024 quando la popolazione residente era di1.211.258”.

Per chi non lo sapesse, il costo totale di una degenza si compone di due parti, una quota sanitaria che corrisponde alla tariffa e una sociale o alberghiera, la retta. Nei posti letto “contrattualizzati”, cioè convenzionati con il sistema pubblico, la Regione paga la tariffa e il degente la retta, mentre nei posti letto “solventi” la spesa è tutta a carico dell’assistito.

Rsa, che costi: “Con le pensioni medie non si copre tutta la cifra mensile necessaria”

“Il problema è sotto gli occhi di tutti – osserva la segretaria della Fnp Cisl Monza Brianza Lecco, Caterina Valsecchi –, se consideriamo che il valore medio di una pensione varia tra 1.300 e 1.400 euro al mese, anche aggiungendo i 550 euro dell’indennità di accompagnamento si resta ben al di sotto dell’importo della retta e quindi bisogna attingere ad eventuali risparmi o all’aiuto di congiunti e parenti”. La segretaria Fnp Cisl spiega che: “A partire dal periodo post pandemico la Regione ha erogato contributi per circa 220 milioni di euro annui agli enti gestori delle Rsa, ma non è intervenuta per sostenere le famiglie che si trovano sempre più in difficoltà, in un contesto economico già complicato. Con l’assessorato al Welfare è in atto un confronto su questo tema e l’auspicio è che si possano concordare presto delle misure finalizzate a contenere le spese a carico degli utenti”.

E oltretutto, nonostante i costi, trovare un posto in Rsa in tempi accettabili è spesso complicato: nel 2025 le domande in lista d’attesa nel territorio di Ats Brianza erano 14.829, 1.220 in più del 2024 – si tenga presente che si può fare domanda in diverse strutture – tanti che molte famiglie sono costrette a portare il proprio caro in altre province, lontane dal luogo di residenza, anche per ridurre il peso economico. Un fenomeno migratorio che nell’ultimo anno
è cresciuto, come dimostra il significativo allungamento delle “code” nelle ATS Montagna (+42%) e Valpadana (+37%). In Lombardia, il tasso di
saturazione dei posti è del 98% e il tempo medio di attesa all’ingresso è di 116 giorni. Migrazione che, dice il sindacato: “ha anche un forte risvolto emotivo” in quanto a causa della distanza il rischio è che le visite ai degenti si riducano numericamente “accentuando così i problemi di solitudine di cui soffrono molti anziani”.

L’alternativa, per scelta o perché non ci si può permettere la spesa di una Rsa, è la badante, tanto che in Lombardia, secondo Assindatcolf e Centro Studi Idos, nel 2028 ne serviranno 153 mila.

Rsa carissime, e poi ci sono quelle che fanno pagare degli extra

“Il mondo delle Rsa è a tutti gli effetti un mercato – afferma il Segretario Generale CISL Monza Brianza Lecco, Mirco Scaccabarozzi – ma viste le implicazioni sociali che lo riguardano non può essere gestito solo come tale. Oltre alle notevoli differenze di costi – spiega – ci sono diversità anche nei servizi. Il report ha evidenziato che ci sono strutture che nella retta includono prestazioni importanti che altrove vengono fatte pagare, aumentando ulteriormente i costi per le famiglie. Sarebbe auspicabile giungere ad una maggiore uniformità, definendo una tipologia di servizi che devono essere garantiti per tutti gli ospiti delle Rsa accreditate. È anche questa una questione di equità e giustizia”.

Qualche esempio? Il 66% delle strutture territoriali analizzate garantisce un servizio di lavanderia e stireria, il 51% prevede il parrucchiere, il 42% il podologo, mentre appena il 19% il trasporto. Delle 73 Rsa attive tra la Brianza e il Lecchese (+3 sul 2024) 70 sono private (96%) e 3 pubbliche (4%). Tra le realtà private, 19 hanno la natura giuridica di fondazione, 17 di cooperativa sociale. I posti letto autorizzati sono 6.637, di questi 5.283 sono anche “contrattualizzati” e
1.354 solo solventi. Negli ultimi 5 anni i posti contrattualizzati sono rimasti stabili (+1%) mentre quelli solventi sono aumentati di 445 unità (+49%).

In Lombardia gli assistiti totali nel 2025 sono stati 88.456. L’età media all’ingresso nella Rsa è di 85,5 anni. Secondo gli ultimi dati disponibili il tasso di mortalità nei primi 30 giorni dal ricovero è dell’8%. Il sistema delle Rsa lombarde occupa 68.183 lavoratori e lavoratrici.

Senza dimenticare l’emergenza Alzheimer: in Lombardia le persone che ne sono affette sono 33.254 e nel 2025 si contavano 195 Nuclei Alzheimer con 4.910 letti, in aumento, 330 in più rispetto al 2024. Tuttavia, spiega il sindacato: “il fabbisogno è molto superiore”. Nel territorio di ATS Brianza i nuclei Alzheimer sono 26 con una disponibilità di 659 posti letto, 6 strutture in più del 2024 con un incremento di 133 posti.

L’offerta di assistenza sociosanitaria non si esaurisce però con le sole Rsa, in Lombardia sono infatti attivi 142 alloggi protetti per gli anziani, 63 centri diurni, 156 comunità alloggio sociale, 305 centri diurni integrati, 185 comunità sociosanitarie e 73 hospice.

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