A Monza tolleranza zero sugli atti vandalici, il sindaco: «Comune parte civile per i danni all’Arengario e al ponte dei Leoni»

Il sindaco ha annunciato che il Comune si costituirà parte civile per il risarcimento danni materiali e morali. Il "dietro le quinte" delle indagini della Polizia locale
Monza Ponte dei Leoni scoppio petardo screenshot dai social
Monza Ponte dei Leoni scoppio petardo screenshot dai social

Tolleranza zero per gli atti vandalici in città: il sindaco di Monza Paolo Pilotto ha annunciato che il Comune si costituirà parte civile per il risarcimento dei danni materiali subiti dall’Ente “e di quelli morali subiti dalla cittadinanza” in riferimento agli episodi che hanno visto loro malgrado vittime l’Arengario, a maggio, e il Ponte dei Leoni, a Capodanno, il primo imbrattato con delle scritte, il secondo danneggiato con un petardo.

A proposito del primo episodio, accaduto nella notte precedente alla parata dell’Italian Raid Commando, quando sul muro dell’Arengario comparse la scritta “Fuori i militari da Monza”, Pilotto ha annunciato che i presunti responsabili sono stati individuati e denunciati alla autorità giudiziaria. La stessa sorte dei quattro ragazzi, tre di 17 anni e uno di 15, tutti italiani e residenti a Monza e provincia responsabili dell’atto vandalico al ponte dei Leoni di Monza, la notte di Capodanno, quando una delle quattro statue dei leoni fu gravemente danneggiata da un petardo. 

Monza Arengario imbrattato
La scritta apparsa sull’Arengario

Monza, l’attacco al ponte dei Leoni: il dietro le quinte delle indagini della Polizia locale

Il comandante della Polizia locale Giovanni Dongiovanni è tornato sull’episodio ricostruendo le indagini – condotte dagli agenti della Digos della Questura di Monza e Brianza insieme appunto alla Polizia Locale di Monza, con il contributo del Centro Operativo Sicurezza Cibernetica – Polizia Postale Lombardia – effettuate con grande tempestività , “un lavoro simbiotico con il dirigente della Digos della Questura di Monza”, ha detto. Una attività investigativa, “effettuata in sordina, nel silenzio”, ha aggiunto, “che ha portato a poche ore dal fatto ad acquisire tutte le immagini delle telecamere della zona e ad individuare i presunti responsabili ben prima della diffusione del video diffuso sui social”.

Il passo successivo è stata la richiesta dei decreti di perquisizione “fatti in maniera chirurgica, rispettando pienamente il rito minorile, che non è punitivo ma orientato al recupero. Siamo entrati nelle case con il massimo rispetto”. Estremamente tempestivo è stato anche il sopralluogo al monumento danneggiato, “con la situazione cristallizzata”.

Il comandante ha anche dato un messaggio ai “criminologi dei social”: “Ho letto molte cose che mi hanno colpito, anche da padre”, ha detto, riferendosi a ricostruzioni e interpretazioni, anche in relazione ai presunti responsabili, “di famiglie italiane, come le nostre” riferendosi a chi avrebbe sentito pronunciare frasi in arabo” nel video dell’attentato diffuso sui social: “abbiamo verificato – ha detto – si trattava di frasi tratte da una canzone rap”.

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