Calcio: addio a Sandro Mazzola, «leggenda del calcio» e «bandiera eterna dell’Inter»

Addio a Sandro Mazzola, aveva 83 anni. Una vita vissuta in Brianza, a Vedano al Lambro. Il saluto dell'Inter e del Monza.
Sandro Mazzola
Sandro Mazzola

Addio a Sandro Mazzola, aveva 83 anni: classe 1942, è morto a Milano nelle prime ore del 19 settembre. Figlio di Valentino e del Grande Torino cancellato dallla tragedia di Superga, è diventato la bandiera dell’Inter indossando la maglia a otto anni e mantenendo fede al nerazzurro per tutta la vita. Una vita vissuta in Brianza, a Vedano al Lambro, dopo qualche anno in centro a Monza.

Calcio: addio a Sandro Mazzola, la vita in Brianza

Non solo una residenza, anche una presenza sul territorio vissuto nella quotidianità: da personaggio che veniva riconosciuto a ogni passo o presenziava agli eventi, ma anche da nonno coi nipoti. «L’importante è fare sport, qualunque esso siaaveva raccontato al Cittadino in una intervista per i suoi 75 anni E occorre avere i maestri giusti, che ti aiutano a crescere e a capire come comportarsi. Bisogna insegnare la correttezza e il rispetto dell’avversario. Concetti che diverranno utili anche a coloro che smetteranno con la pratica sportiva. ll regalo che vorrei? Per me il massimo sarebbe vedere i miei nipoti venirmi a chiamare con un pallone sotto il braccio, per chiedermi di scendere a tirare qualche calcio con loro».

Calcio: addio a Sandro Mazzola, il ricordo dell’Ac Monza

«Una leggenda del nostro calcio» lo ha definito l’Ac Monza nel saluto: «AC Monza partecipa al dolore della famiglia per la scomparsa di Sandro Mazzola, bandiera dell’Inter con cui vinse tutto in Italia e nel Mondo e Campione d’Europa nel 1968 con la Nazionale, di cui resta uno dei giocatori più forti di tutti i tempi» ha scritto il club biancorosso in una nota.

Calcio: addio a Sandro Mazzola, l’emozionato saluto dell’Inter

«Ciao Sandro, bandiera eterna» è invece l’emozionato saluto dell’Inter a uno dei suoi capitani, uno dei simboli della storia della società: «della Grande Inter di Angelo Moratti, di Helenio Herrera, di Sarti, Burgnich, Facchetti. Mazzola lì, tra centrocampo e attacco, a disegnare traiettorie e segnare gol».

I noni che hanno fatto sognare i tifosi sul campo di San Siro, che proprio il 19 settembre compie 100 anni.

«La voglia di ricordare si mischia con il pudore: quanto è difficile trovare le parole migliori per salutare chi ha scritto la storia, l’ha scritta per davvero, in maniera indelebile e senza precedenti? – ha scritto la società in un lungo ricordo – Sandro Mazzola è stato uno dei più grandi calciatori della storia. Non solo di quella nerazzurra. Lui è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito. Sulle spalle un fardello pesante, il ricordo di un papà che pareva invincibile. Nel destino, due leggendari nerazzurri che di fatto lo cresceranno, accompagnandolo nel percorso della storia: Giuseppe Meazza e Benito Lorenzi».

Calcio: addio a Sandro Mazzola, il palmares di 17 stagioni in campo

Mazzola ha giocato con l’Inter per 17 stagioni vincendo 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, un titolo di capocannoniere in Serie A nel 1965 (17 gol), un titolo di capocannoniere in Coppa dei Campioni nel 1964 (7 gol), un secondo posto nel Pallone d’Oro dietro a Johan Cruyff nel 1971; 565 le presenze, 161 i gol (5° marcatore di sempre nella storia nerazzurra).

L’esordio in campo «in Prima Squadra nella famigerata ripetizione di Juventus-Inter, 10 giugno 1961, a Torino. Dall’interrogazione a scuola al viaggio nel capoluogo piemontese – scrive l’Inter – dove Moratti ed Herrera schierarono la Primavera. Finì 9-1, per l’Inter segnò un ragazzo magro e bravo nel tocco: Sandro Mazzola. Aveva 18 anni».

Calcio: addio a Sandro Mazzola, la firma di Ronaldo il Fenomeno

Un protagonista anche da dirigente con «intuizioni uniche – continua l’Inter – Platini e Falcao, poi sfumati. Zenga, riportato a Milano dalla Sambenedettese. E, soprattutto, Ronaldo. Il Fenomeno, arrivato dopo il pressing di Moratti e Mazzola, appunto. Quando R9 fu presentato nella sede nerazzurra, accanto aveva Luis Suarez e Sandro Mazzola».

«Brillava in campo, brilla anche ora, la stella del baffo. Che, come spesso ha raccontato, aveva un solo, ultimo, desiderio: “Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1».


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