C’è un filo destinato a rimanere per sempre non solo nella memoria, ma anche nei fatti, che lega la figura di Sergio Longoni alla città di Lissone.
L’imprenditore scomparso a 83 anni nel mese di aprile ha infatti lasciato una traccia tangibile in città, dal punto di vista economico evidentemente, ma anche affettivo. E la giunta guidata dal sindaco Laura Borella propone la candidatura di Longoni al Premio Beato Talamoni, assegnato dalla Provincia di Monza e Brianza e destinato a personalità che danno lustro al territorio.
L’onorificenza rappresenta il riconoscimento più importante conferito annualmente dalla Provincia a un massimo di cinque personalità che si sono distinte in vari settori.
Per sostenere la candidatura di Longoni, sono necessarie cinquanta firme da parte dei cittadini entro il 15 settembre.
Proprio a Lissone Sergio Longoni ha realizzato quello che considerava il suo grande sogno: il moderno store Sport Specialist sorto sulle ceneri del Palazzo del Mobile 100 Firme, in disuso da molti anni. Fu una scommessa, gravosa per l’onere finanziario, ma stimolante e perfetta per un uomo che ha collezionato successi sul lavoro diventando – con il suo marchio di famiglia – un punto di riferimento di prim’ordine per chi ama e pratica sport.
Originario di Barzanò, nel Lecchese, Sergio Longoni è infatti stato una figura di spicco nel panorama brianzolo, fondando due importanti attività nel settore sportivo: Longoni Sport e, successivamente, Df Sport Specialist, dove le iniziali D e F rappresentano le sue amate figlie, Daniela e Francesca. Longoni ha avuto – come detto- un impatto significativo sulla città di Lissone, essendo uno dei primi a occupare uno spazio commerciale all’interno del neonato multisala e contribuendo alla rinascita dell’ex Palazzo del Mobile, oggi conosciuto come Palazzo dello Sport.
Tra i suoi numerosi meriti, spicca la fondazione del Cai di Barzanò, di cui è stato presidente e presidente onorario, oltre a essere stato membro attivo del Gruppo Alpini per molti anni. Gioviale, allegro e umile, Sergio Longoni ha sempre visto Lissone come una città speciale. «Sa perché ho deciso di acquistare il Palazzo del Mobile? – aveva confidato con una punta di romanticismo nella fase di cantiere – perché dal tetto di questo edificio vedo le mie montagne…». Il massimo per una persona abituata a raggiungere alte vette.