Hanno occupato abusivamente una cascina, a Monza, in zona Cederna, trasformandola, secondo quanto appurato dalla Polizia locale, in un centro di spaccio di droga. Gli agenti del Nucleo operativo sicurezza territoriale del Comando hanno trovato e requisito 16 dosi di cocaina nascoste in intercapedini delle finestre dell’edificio e tra la biancheria intima dei presunti spacciatori. Tre le persone di origine marocchina tra i 22 e i 40 anni – tutte regolari in Italia, senza fissa dimora e già note anche per reati specifici – denunciate in stato di libertà per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Scoperto anche un allaccio abusivo alla rete elettrica che ha comportato una ulteriore denuncia per furto di energia.
Monza, tre persone denunciate dalla Polizia locale: anche per furto di energia elettrica
Gli agenti del Nost, con il supporto dell’Unità Cinofila, hanno operato diversi mesi con osservazione e monitoraggio consentendo di accertare che i tre indagati avevano appunto occupato abusivamente la cascina, trasformandola in una base operativa per l’attività di spaccio di hashish e cocaina. Le cessioni, secondo quanto ricostruito, avvenivano attraverso una finestra dell’immobile. I clienti facevano ordinazioni telefoniche ai fornitori. Le dosi di cocaina sarebbero state cedute a 50 euro ciascuna. Un’attività illecita che si svolgeva tra l’altro nelle vicinanze di un istituto scolastico.
Le dosi sequestrate, scovate dalla Unità cinofila, erano confezionate in ovuli di plastica. Altre sono state recuperate all’esterno dell’edificio dove i tre indagati le avrebbero lanciate all’arrivo degli agenti nel tentativo di disfarsene.
Monza, la droga spacciata nella cascina: sei cellulari per gestire gli affari, alcuni nella carta stagnola
La successiva perquisizione ha permesso di sequestrare anche 200 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio, nascosti all’interno della scocca di un telefono cellulare, e sei telefoni cellulari che sarebbero stati utilizzati per gestire i contatti con la clientela. Alcuni dispositivi erano stati occultati all’interno di calzature, mentre altri erano avvolti in carta stagnola, “verosimilmente nel tentativo di ostacolarne la localizzazione”.
Durante gli accertamenti è stato inoltre scoperto un allaccio abusivo alla rete elettrica, realizzato mediante manomissione dell’impianto per l’approvvigionamento illecito di energia. L’impianto è stato tempestivamente messo in sicurezza dal personale tecnico di Enel.