Non si è presentato all’udienza preliminare svoltasi mercoledì 8 luglio al tribunale di Monza, ma ha chiesto tramite i suoi avvocati difensori di essere sottoposto ad una consulenza psicologica, l’uomo di 36 anni, psicoterapeuta nella vita di tutti i giorni, residente a Meda e con studio professionale a Seregno, in carcere ormai da gennaio, quando è stato arrestato dai carabinieri con l’imputazione di violenza sessuale aggravata, dopo essere stato sorpreso in flagranza di reato mentre stava abusando di un giovane paziente affetto da problemi di natura cognitiva. Il professionista ha scelto per questo di essere processato con il rito abbreviato. La sua istanza dovrà ora essere vagliata dalla giudice Angela Colella.
Giudiziaria: la ricostruzione dell’accaduto nello studio professionale
Secondo quanto è stato ricostruito, il medese era finito nel mirino dei carabinieri nel settembre del 2025, dopo la denuncia della famiglia di un bambino affidato alle sue cure, che aveva riferito di suoi comportamenti inappropriati. I militari dell’Arma avevano quindi installato nel suo studio microcamere, che avevano filmato gli atti sessuali cui era stato sottoposto un secondo adolescente. In seguito all’arresto, i carabinieri hanno sequestrato il materiale informatico nella disponibilità del medico, sul quale sarebbe stato trovato un ingente quantitativo di materiale pedopornografico, ora al vaglio degli inquirenti, per capire se almeno una parte possa essere riferita ai pazienti dello psicoterapeuta.
Giudiziaria: esame sul materiale trovato sui dispostivi dell’uomo
Il compito di fare luce su questo aspetto è della procura distrettuale antimafia di Milano, che ha la competenza sugli eventuali reati legati a pornografia riferibile a soggetti di età inferiore ai 18 anni. Intanto, le famiglie dei due minorenni coinvolti si sono costituite parti civili. Il ritorno in aula è in programma in gennaio.