Jessica Petito, 32 anni, è la nuova assessora ai Servizi sociali di Brugherio, la terza in meno di tre anni dall’insediamento della giunta guidata da Roberto Assi: da giovedì 5 marzo sostituisce Silvia Monguzzi, dimessasi a inizio dicembre. La sua nomina arriva in un frangente non propriamente tranquillo per la maggioranza, segnata da diverse politiche interne: la neo assessora, alla sua prima esperienza, dovrà coordinare uno dei settori più delicati del Comune e occuparsi, tra l’altro, delle politiche per le persone a rischio di esclusione sociale.
Brugherio: Petito assessore ai servizi sociali, i commenti politici
«La formazione giuridica la aiuterà – afferma Assi – il suo è un compito complesso, ma le assistenti sociali di Brugherio sono tra le migliori della Lombardia. Sono convinto che farà bene, anche perché la politica, in questo ambito, deve essere molto discreta».
Petito non è un volto noto sulla scena amministrativa locale anche se da un paio di anni milita nel circolo di Fratelli d’Italia: «Ho accettato questo incarico con grande senso di responsabilità – commenta – le politiche sociali riguardano le persone e la qualità della vita della comunità. Credo nel lavoro di squadra e mi metterò in ascolto per dare le risposte» attese dai cittadini.
«Abbiamo indicato il suo nome perché la situazione creatasi è problematica – ammette il segretario provinciale di FdI Roberto Ceppi – crediamo che troverà il modo per collaborare con i colleghi: in maggioranza dobbiamo lavorare tutti con capacità, intelligenza e cuore per attuare il progetto del centrodestra».
Brugherio: Petito assessore ai servizi sociali, situazione ad alta tensione
E dalle dichiarazioni si passa alla realtà. Nel frattempo la situazione politica brugherese resta ad alto tasso di nervosismo. La Lega ha replicato infatti a Irina Neagu che in consiglio comunale aveva accusato il Carroccio, da cui era uscita pochi mesi dopo essere stata eletta, di operare senza programmazione né rispetto delle sedi istituzionali.
«Dimentica di dire che voleva fare l’assessore – attaccano oggi Massimo Peraboni e Maurizio Ronchi – ma le è stato più volte detto che era appena arrivata e non aveva nessun tipo di nozioni amministrative. Le sue 162 preferenze sono il frutto del lavoro» del partito sul territorio. I due hanno bacchettato anche Laura Signorini, uscita da Bpe per entrare nel gruppo misto che «nasce per garantire rappresentanza a chi non ha una collocazione politica stabile, non per diventare strumento di vantaggio personale» o «una corsia preferenziale per chi vuole parlare di più».
«Non intendo alimentare polemiche, mi interessa continuare a lavorare per Brugherio – ribatte Neagu – la mia esperienza nel partito in cui sono stata eletta è stata comunque formativa e mi ha fatto conoscere una realtà che da fuori non si vede. Potrei raccontare molte cose e ricordare le reazioni suscitate da alcune scelte: scelgo di non farlo e di guardare avanti».
«La parola non è un privilegio, è uno strumento di lavoro – replica invece Signorini – il gruppo misto è uno spazio previsto per chi ritiene di svolgere il proprio mandato con autonomia e io continuerò a lavorare per la maggioranza con responsabilità e rispetto istituzionale».