Morte di Karine Cogliati: a processo l’uomo che occultò il cadavere, si sottoporrà alla giustizia riparativa

A processo l’uomo che aveva cercato di nascondere la morte di Karine Cogliati nella zona boschiva di Carate Brianza. Si sottoporrà a giustizia riparativa.
Karine Cogliati
Karine Cogliati

A processo l’uomo che, all’epoca 44enne, aveva cercato di nascondere la morte di Karine Cogliati, trasportandone il corpo rannicchiato dentro una felpa nei boschi lungo il fiume Lambro nella zona boschiva di Realdino, a Carate Brianza.
L’uomo aveva abbandonato il corpo della 26enne nel mese di febbraio dell’anno scorso, dopo una serata trascorsa, fra il 14 e 15 di quel mese, ad assumere droga in un motel di Lissone, come sostengono gli inquirenti.

Morte di Karine Cogliati: la morte in un motel di Lissone dopo una notte ad assumere droga

La donna poi sarebbe stata poi colta da malore e l’uomo sarebbe rimasto nella stanza con il corpo di lei ormai privo di vita, senza chiedere soccorso. Il cadavere fu poi scoperto da un passante, probabilmente un pescatore, nella giornata di domenica 16 febbraio nella zona verde lungo le sponde del Lambro. Identificato e denunciato a piede libero per il reato di occultamento di cadavere pochi giorni dopo il fatto, l’uomo era stato messo ai domiciliari quando le perizie hanno chiarito che a uccidere la giovane era stata una overdose di cocaina.
Venne fermato a Trieste dai carabinieri mentre tentava di fuggire prima di essere, appunto, raggiunto dagli inquirenti.

Carate Brianza via per Costa grotte Realdino
Carate Brianza via per Costa grotte Realdino

Morte di Karine Cogliati: i capi d’accusa e la giustizia riparativa

Il caratese è accusato di spaccio di droga, morte in conseguenza di altro reato e occultamento di cadavere. Attualmente agli arresti domiciliari, ha ottenuto che il procedimento si svolga con il rito abbreviato, che prevede la riduzione di un terzo della pena in caso di condanna. I suoi difensori hanno dichiarato che l’imputato desidera sottoporsi alla giustizia riparativa, istituto giuridico introdotto in Italia nel 2022, che permette, su base volontaria, un percorso di dialogo tra autori e vittime di reato, con l’obiettivo di ricomporre il conflitto e favorire il reinserimento sociale.
Se il percorso si conclude positivamente, può comportare anche un’attenuante della pena. Un’istanza su cui è chiamato a decidere il Centro per la giustizia riparativa attivo a Monza. Il procedimento penale va avanti parallelamente per il suo corso alla prossima udienza di maggio, con il rito abbreviato.