Non una sequenza didascalica e scontata di domande e risposte. Nemmeno l’ennesimo dibattito ingessato sulla giustizia con attorno tanfo di naftalina. Questo mio articolo, più che sterile narrazione, sarà il racconto di una sensazione. La mia. Come su di una tavola da surf. Le tre ore andate in scena, martedì sera, allo Sporting Club Monza dal titolo: “La riforma costituzionale della giustizia alla prova del referendum”, sono state un racconto emotivo.
Vivo, a tratti ironico, capace di rapire 216 persone sedute in sala. Tanto che l’organizzatore Carlo Cappuccio, presidente dello Sporting Club Monza e avvocato del Foro di Monza, si è visto costretto suo malgrado a dire qualche “no” dell’ultimo minuto a chi avrebbe voluto aggiungersi. Per una volta, più che di Giustizia, è stato un problema di metri quadri e sicurezza. Cappuccio ha aperto i lavori con i saluti di casa, ricordando che discutere di certi argomenti in modo serio non significa rinunciare al confronto, né tantomeno al rispetto dei tempi. Un concetto che tornerà spesso, quasi come un filo rosso, durante tutta la serata. Io, un modesto direttore d’orchestra che doveva evitare che il dibattito si trasformasse in una jam session senza spartito.

Riforma della giustizia: a Monza sul palco la procuratrice Massenz per il No e il penalista Negrini per il Sì
Sul palco, per il No, Manuela Massenz, sostituta procuratrice della Repubblica presso la Procura di Monza. Una fama di “dura” ed esperta di diritto con alle spalle una solida esperienza nel coordinamento di colleghi che si occupano di violenza di genere e domestica. Per il Sì, Marco Negrini, presidente della Camera Penale di Monza, penalista perfettamente a suo agio nel ruolo. Il confronto si è acceso subito, a colpi di fioretto più che di clava, sui tre pilastri del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo: separazione delle carriere, riforma del CSM e istituzione dell’Alta Corte di disciplina.
Si è partiti dai numeri. Perché questi contano. In Italia i magistrati (tra giudici e pubblici ministeri) sono circa 9.300. Con un rapporto di 3,3 Pm ogni 100 mila abitanti. Contro una media europea di 11 su 100 mila. Dati che, a seconda del punto di vista, diventano prova di equilibrio o sintomo di squilibrio strutturale. Massenz ha difeso l’impianto attuale sottolineando il rischio di frammentazione e di perdita di coordinamento, soprattutto nei settori più delicati. Negrini ha rilanciato parlando di terzietà, di equilibrio dei poteri e di una giustizia che deve apparire imparziale prima ancora di esserlo. Sul CSM e sull’Alta Corte disciplinare il dibattito si è fatto più serrato, con domande affilate e risposte che non hanno cercato scorciatoie.
Il merito della serata, però, è stato un altro. Nessun tifo da stadio, nessuna caricatura dell’avversario. Solo la sensazione, netta, che la Giustizia, quando è discussa con competenza e passione, sappia ancora riempire una sala e costringere persino a chiudere le porte. E in tempi di disaffezione cronica, non è poco. Anzi, è già una piccola vittoria…