La farmacia di via Roma a Renate finisce per la seconda volta al centro delle cronache dopo i fatti del 2021, quando, in piena epidemia da Covid-19, la titolare ed alcuni collaboratori dell’epoca, da convinti no vax, non si erano sottoposti all’obbligo vaccinale e furono accusati di aver falsificato i risultati di tamponi molecolari e prelievi, in realtà mai inviati ai laboratori. Fatti che portarono al sequestro dell’esercizio, poi riaperto con una nuova gestione.
Renate, iniezione in farmacia: ex direttore condannato per esercizio abusvivo della professione medica e assolto per lesioni colpose
L’ex direttore è stato oggi condannato per esercizio abusivo della professione medica a un anno di reclusione, con pena sospesa, dovrà pagare 10mila euro di multa e sarà segnalato all’ordine dei farmacisti. È stato invece assolto dall’accusa di lesioni colpose gravi a danno di un cliente renatese.
Tutto era iniziato nel maggio 2019, quando il paziente, un uomo sulla cinquantina, aveva avvertito forti dolori all’avambraccio e, su indicazione del medico, si era rivolto al farmacista per ottenere un antinfiammatorio. Il farmacista, secondo il racconto del cliente, si offrì di eseguire personalmente le infiltrazioni, benché non fosse un compito previsto. La medicazione, secondo quanto deposto dal renatese, avvenne nel retrobottega della farmacia, senza previa disinfezione e sterilizzazione della parte. Dopo alcune ore, comparvero i primi segnali: gonfiore e forte dolore causati da un’infezione. Sono seguiti anni di calvario per l’uomo, con un lungo ricovero in ospedale, una decina di interventi e l’inserimento di una placca in titanio in attesa della protesi (che però non potrà essere applicata). Così è scattata la denuncia nei confronti del farmacista, ritenuto responsabile del peggioramento delle condizioni di salute del paziente dopo la somministrazione dell’antinfiammatorio.
Renate, iniezione in farmacia: ex direttore condannato, il processo
L’imputato, che ha sempre negato i fatti, ha inoltre depositato foto per contestare la descrizione del retro della farmacia fornita dal paziente. La procura aveva chiesto per il farmacista la condanna a 3 anni di reclusione per lesioni colpose, più 8 mesi e 12mila euro di multa per l’esercizio abusivo della professione medica.
Il professionista si è presentato davanti al giudice Giulia Marie Nahmias, con la perizia d’ufficio disposta dal tribunale di Monza che è andata a suo favore, non avendo riconosciuto un nesso di causalità fra le infiltrazioni e le complicanze subite dal paziente. L’infezione, infatti, si è sviluppata a circa 15 centimetri di distanza dal punto in cui è stata effettuata l’iniezione e potrebbe quindi essere stata provocata da un batterio penetrato da una ferita o da un’abrasione sul braccio. Il cinquantenne non otterrà quindi nessun risarcimento per i danni e il farmacista se la caverà con 10mila euro di multa e la segnalazione all’ordine.