Gp d’Italia, dal terrorismo dell’11 settembre alla pandemia: chi ha fermato i tifosi è stato il coronavirus
Un ingresso al paddock desolatamente vuoto durante il Gp 2021

Gp d’Italia, dal terrorismo dell’11 settembre alla pandemia: chi ha fermato i tifosi è stato il coronavirus

Nel giorno del ventennale alle Torri Gemelle, Monza è un impianto svuotato di partecipazione e - in fondo - della propria anima. Una cosa che neanche il pericolo attentati degli scorsi anni era riuscito a fare

Non fosse per il rischio di usare un’immagine poco rispettosa, si potrebbe dire che il Gp ‘21 è il ground zero della Formula 1. Nel giorno dei 20 anni dall’attentato alle Torri Gemelle, Monza che riparte dopo un 2020 totalmente blindato, è quel che ora resta di un mondo che mai si era visto nel secolo scarso che si era vissuto prima. Non ci sarà l’invasione di pista, sotto al podio domenicale, ed è giusto così. Ma la necessità non lenisce la tristezza di vedere un impianto svuotato dei suoi tifosi e, in fondo, della sua stessa anima. Il semplice arrivo dei piloti in autodromo, storicamente salutato da un abbraccio di selfie, autografi e cori, è qualcosa che appare come un malinconico ricordo. Il concetto è sempre lo stesso: regole, dettami, impostazioni, limitazioni. Tutto giusto, tutto incolonnato, tutto molto british ma con poca passion. Se Monza è Monza - lo dicono gli stessi piloti - lo è per la storia, per le caratteristiche uniche del tracciato, ma anche per il cuore del pubblico. E hanno fatto quasi tenerezza le poche decine di tifosi assiepati ai margini della tribuna centrale che ieri salutavano Bottas, Hamilton e Verstappen, i primi tre delle qualifiche intervistate in un inglese a sua volta traboccante di saudade, da Felipe Massa. Negli anni degli attentati terroristici, il livello di rigore era aumentato notevolmente, limitando improvvisazione e approssimazione per tutelare il bene superiore di una sicurezza condivisa. Giusto 5 anni fa comparvero i metal detector agli ingressi, con lunghe code e rallentamenti ingresso, tra un ostacolo e l’altro per bloccare anche il pericolo di auto o camion kamikaze. Monza si adeguò, riuscendo al contempo a portare fra tribune e prati numeri record di spettatori: 160mila nel 2013, 185mila nel 2017. Ora il Covid ha fatto più del pericolo attentati, ribadendo quell’idea a cui un po’ tutti si sono abituati, anche inconsapevolmente. Lo sport è uno spettacolo da salotto, in questi mesi di emergenza. Che sa più di cinema che teatro, sul palcoscenico semideserto di Monza.


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