Calcio: intervista a Carlo Tavecchio, candidato al Comitato lombardo della Lega dilettanti
Calcio: Carlo Tavecchio - foto LaProvincia

Calcio: intervista a Carlo Tavecchio, candidato al Comitato lombardo della Lega dilettanti

Intervista a tutto campo con Carlo Tavecchio, già presidente della Figc candidato alla presidenza del Comitato regionale lombardo della Lega nazionale dilettanti. Si vota il 9 gennaio, lo sfidante è il bresciano Alberto Pasquali.

La Brianza ambisce a un nuovo ruolo da protagonista nelle stanze che contano della Figc (federazione italiana gioco calcio). Lo dimostra il ritorno in campo di Carlo Tavecchio, classe 1943, comasco di Ponte Lambro, che dopo l’addio alla presidenza federale, conseguenza dell’insuccesso della nazionale nei playoff per la qualificazione ai mondiali di Russia 2018, ha proposto la sua candidatura alla guida del Comitato regionale lombardo della Lega nazionale dilettanti. La tornata elettorale lo vedrà confrontarsi sabato 9 gennaio con il bresciano Alberto Pasquali. Nell’imminenza di questo importante appuntamento, fa un punto della situazione a trecentosessanta gradi, partendo dal frangente che il calcio dilettantistico attraversa.

Con che stato d’animo si avvicina alle urne?
«Direi contrastante. Io spero sempre che alla fine si possa votare online, ma un provvedimento del reggente in questa direzione ancora non c’è. Siamo in un momento storico in cui non si può entrare negli stadi e nei teatri e in cui si può andare in numero limitato nelle chiese ed invece si convoca un’assemblea di voto con un migliaio di persone presenti. Per di più, la si convoca a Brescia, territorio favorevole al mio avversario, che è bresciano, in dispregio ad ogni rispetto della par condicio. Questo dopo che il voto per la presidenza del Comitato regionale sarà possibile solo grazie a un mio esposto. Prima, sulla scorta delle fresche dimissioni della maggior parte dei consiglieri, si voleva limitare la consultazione al voto per i delegati a partecipare all’elezione del presidente federale, circostanza che sarebbe stata un’offesa per la dignità della Lombardia. Lombardia che, ricordiamolo, è la Regione più rappresentativa del panorama calcistico nazionale».

Qual è la sua opinione sull’operato del Crl nel mandato ormai concluso?
«Il precedente direttivo ha svolto un buon lavoro se circoscriviamo la nostra attenzione al campo dell’attività ordinaria. Ma nessuno ha saputo esporsi e prendere posizione contro la politica romana e qui mi riferisco soprattutto alla legge Spadafora, che ha eliminato il vincolo sportivo. In questa situazione, quale interesse può avere una società ad investire nei settori giovanili? Inoltre, ci si è impegnati affinché le società da associazioni di volontariato fossero trasformate in piccole aziende, con le complicazioni fiscali conseguenti. Quanto era contenuto in una mia norma risalente al 2002 è stato distrutto. Oggi le società sono contribuenti senza più alcuna agevolazione. Io capisco che queste regolamentazioni possano essere applicate a chi fa attività commerciale, ma intervenire così nei confronti delle società sportive dilettantistiche è fuori dal mondo. Però la Lnd ha fatto spallucce, dicendo che era un provvedimento del governo. E Milano ha fatto spallucce a sua volta, sostenendo che era un provvedimento di Roma».

Perché oggi un elettore dovrebbe scegliere lei e non Pasquali?
«La Lombardia ha bisogno di gente che conosca il sistema, per cambiare una situazione in cui subisce e basta. Il mio competitor sta nel solco di quella normalità di attività che ho già descritto, da cui ci dobbiamo affrancare il prima possibile».

L’emergenza sanitaria come è stata gestita in questi mesi?
«La fase Covid è stata caratterizzata da una confusione totale. È stato accettato un protocollo sanitario che, a livello dilettantistico, non è realmente applicabile. Attualmente, se una società di Eccellenza brianzola dovesse andare a giocare una partita nella zona del Garda, ci dovrebbe andare con due pullman, per rispettare le prescrizioni sui distanziamenti. Ma i costi aggiuntivi, che si determinano in questo modo, chi è davvero in grado di affrontarli? E chi può sostenere i costi delle sanificazioni? Nessuna valutazione è stata fatta per la parte economica e le società non hanno più soldi, tanto più che i bar dei centri sportivi sono chiusi da mesi, ma non ci sono stati per questo ristori. Ora pare che i campionati dall’Eccellenza in giù possano riprendere dal 7 febbraio, ripeto che pare, ma con tutti i recuperi che ci sono da fare e le gare ancora da disputare, per completare il quadro il rischio è che si debba arrivare a novembre e non si può. Un po’ tutte le società in estate organizzano nelle loro strutture tornei, che servono per recuperare quel denaro che poi finanzia l’attività annuale. E, con i campionati in corso, non lo potrebbero fare. Serve una revisione dell’articolazione dei campionati, con un solo girone da disputare prima dei playoff, anziché andata e ritorno, cosicché a maggio sia tutto terminato».

La Lombardia ha le potenzialità per essere la guida della rivoluzione che lei auspica?
«La Lombardia poggia su 1.500 società e 160mila tesserati. Non può e non deve contare come il due di picche a briscola, quando la briscola è quadri. Emerge poi sempre più, in un momento come l’odierno, l’esigenza di un federalismo economico nel nostro mondo. Siamo di fronte ad un sistema federale mastodontico, che non sta in piedi. I Crl devono avere una loro autonomia, sganciandosi dall’apparato centrale. La Lombardia da sola mantiene mezza federazione».

Un’ultima domanda. Tornando indietro, si dimetterebbe di nuovo dopo la partita contro la Svezia?
«Dopo l’eliminazione nei playoff per la qualificazione ai mondiali da parte della Svezia, convocai i responsabili del Club Italia, chiedendo loro le dimissioni di fronte a un risultato negativo che era sportivo e non politico e quindi, prima che a me in quanto presidente federale, era attribuibile alla parte tecnica. Nessuno si prese le sue responsabilità e allora mi feci da parte io, sebbene dal punto di vista politico i risultati che erano stati ottenuti nel mio mandato fossero importanti: parlo, ad esempio, dell’incremento a quattro delle squadre partecipanti alla Champions League o l’applicazione della tecnologia per limitare gli errori arbitrali. Compii questo passo per evitare il commissariamento della federazione, anche se alla fine, ma non per colpa mia, la federazione venne commissariata comunque. Se oggi lo rifarei? Diciamo che oggi rimango convinto che il bilancio negativo non fosse il mio…».


© RIPRODUZIONE RISERVATA